Il Parlamento UE sembra pronto a voltare le spalle a Google, almeno per le ricerche sul web. L’indiscrezione arriva da un rapporto che parla chiaro: l’intenzione sarebbe quella di sostituire il motore di ricerca americano con l’alternativa francese Qwant, all’interno di un piano più ampio per ridurre la dipendenza dell’Europa dalle tecnologie statunitensi.
Non si tratta di una mossa isolata. Rientra in un pacchetto di misure che dovrebbe diventare ufficiale a breve, pensato per allontanare gli organismi più importanti dell’Unione dagli strumenti made in USA, favorendo invece soluzioni sviluppate nel Vecchio Continente. Al centro di tutto, manco a dirlo, ci sono privacy e sicurezza dei dati, due temi che ormai pesano parecchio nelle scelte delle istituzioni.
Come cambierà l’uso di Google tra parlamentari e dipendenti
Da chiarire subito un punto: l’addio a Google riguarderebbe solo i dispositivi che il Parlamento mette a disposizione di dipendenti e parlamentari. In pratica, le ricerche effettuate sui browser installati, ovvero Edge e Firefox, verrebbero indirizzate direttamente su Qwant invece che su Google. Il cambiamento dovrebbe scattare a partire da domani.
Niente blocco totale, però. Chi vorrà continuare a usare il vecchio motore potrà farlo, perché resta possibile modificare l’opzione predefinita. Più che un divieto, insomma, si parla di un disincentivo. Una spinta gentile verso strumenti europei, senza imporre nulla con la forza.
Dietro questa decisione c’è il raffreddamento dei rapporti tra Europa e Stati Uniti. Con la fiducia che si è incrinata, affidare a piattaforme esterne le attività di routine delle istituzioni europee è diventato meno scontato. Ecco perché si sta lavorando, passo dopo passo, alla sostituzione delle principali piattaforme tecnologiche con alternative nostrane.
La spinta della Francia verso la sovranità digitale
Tra i Paesi più convinti su questa strada c’è la Francia, che da tempo porta avanti iniziative in questa direzione. Basti pensare al passaggio a Linux sui sistemi statali, con il conseguente abbandono di Windows, oppure alla scelta di mollare Zoom e Teams in favore di Visio, un’altra soluzione francese pensata per le videoconferenze.
Il tema della sovranità digitale è sentito eccome, e per molti rappresenta la scossa di cui l’Europa aveva bisogno. Dopo anni passati a delegare lo sviluppo tecnologico globale quasi interamente agli Stati Uniti, qualcosa si muove. Sarà una transizione graduale, probabilmente piena di intoppi nelle prime fasi, ma a quanto pare difficile da evitare guardando al lungo periodo.