Gemini Avatar è la nuova funzione di Google che permette di creare un clone digitale di se stessi, capace di parlare e muoversi proprio come la persona reale, e adesso sta arrivando in modo più ampio sugli smartphone degli abbonati a pagamento. Il risultato lascia spiazzati: bastano pochi secondi davanti alla fotocamera del telefono e l’app restituisce una versione digitale del proprio volto, completa di voce.
C’è un attimo preciso, durante la configurazione, in cui la cosa smette di sembrare un giochino tecnologico e diventa parecchio inquietante. Si resta lì a fissare la fotocamera mentre Gemini chiede di muovere lentamente la testa da un lato all’altro e di leggere ad alta voce dei numeri casuali. Pochi secondi dopo, ecco comparire una copia digitale, con tanto di lineamenti e timbro vocale identici all’originale. E poi la si vede parlare in video mai realizzati davvero.
Come funziona il clone digitale firmato Google
La distribuzione più ampia arriva mesi dopo le prime tracce della funzione, scovate già a marzo all’interno di un’analisi del codice dell’app. Adesso il rollout riguarda gli utenti abbonati a pagamento. Per trovarla e crearla basta aprire l’app, andare su Impostazioni e poi su Avatar. Dietro le quinte lavora il nuovo modello Omni di Google, che ricostruisce aspetto e voce reali per generare contenuti con se stessi come protagonisti.
Una volta completata la procedura, l’avatar si può richiamare direttamente nelle chat di Gemini digitando comandi come @me oppure @nome utente. La configurazione non è complicata: si registrano viso e voce seguendo un percorso guidato. Viene chiesto di guardare nell’obiettivo, muovere la testa e pronunciare numeri specifici, così che il sistema possa mappare con precisione la struttura del volto e il modo di parlare.
La somiglianza, va detto, è onestamente disturbante proprio perché risulta credibile. I movimenti facciali e il tono di voce sono talmente realistici da poter ingannare chiunque non conosca bene la persona ritratta. Chi ha creato il proprio avatar digitale riesce comunque a capire che si tratta di intelligenza artificiale, ma la maggior parte di amici e conoscenti probabilmente non noterebbe la differenza. Niente versione cartoon, insomma: il risultato sembra un clone digitale curatissimo.
I paletti su privacy e sicurezza
Google sa benissimo che uno strumento del genere si presta a usi distorti su larga scala. Per questo l’azienda ha inserito diverse protezioni a tutela di privacy e sicurezza. Bisogna avere almeno 18 anni per accedere alla creazione dell’avatar, e il titolare dell’account deve essere fisicamente presente durante la fase di configurazione.
Non solo. Ogni video generato attraverso il sistema basato su Omni porta con sé la filigrana invisibile SynthID di Google, incorporata in modo permanente nel file. In pratica chiunque può verificare se una clip è stata generata dall’intelligenza artificiale, controllandola tramite Chrome o gli strumenti di ricerca di Google. Un modo per lasciare sempre una traccia riconoscibile, anche quando il clone sembra indistinguibile dall’originale.