Parcheggiare l’Air Force One è diventato un problema da centinaia di milioni di dollari, e non è una battuta. Quando si parla del velivolo presidenziale degli Stati Uniti, anche una questione apparentemente banale come trovargli un posto al coperto si trasforma in un’impresa colossale. I nuovi aerei destinati a sostituire la flotta attuale sono talmente più ingombranti dei loro predecessori che l’Aeronautica Militare americana ha dovuto tirare fuori oltre 320 milioni di dollari (circa 295 milioni di euro) solo per costruire un hangar adatto a contenerli.
Un bestione troppo grande per gli hangar storici
La flotta presidenziale che vola ancora oggi, la VC-25A, è in servizio dai tempi di George H. W. Bush e poggia sul collaudato Boeing 747-200B. Affidabile, certo, ma ormai con parecchi anni sulle spalle. I suoi successori, i VC-25B, derivano invece dal gigantesco Boeing 747-8 Intercontinental. E qui cominciano i guai: si tratta di un colosso che supera il modello precedente di oltre 5,5 metri in lunghezza e di quasi 9 metri in larghezza.
Sulla carta sembrerebbe una differenza gestibile. Nella pratica militare, però, è diventata un muro invalicabile. I documenti ufficiali della Difesa americana non hanno lasciato margini di interpretazione: il 747-8 è semplicemente troppo lungo, troppo largo e troppo pesante per i vecchi hangar della Joint Base Andrews. Niente da fare, le strutture esistenti non bastavano più.
La risposta è stata costruire da zero il Presidential Aircraft Recapitalization Complex, un cantiere mastodontico i cui costi sono lievitati parecchio rispetto alle previsioni. Si partiva da una stima di 250 milioni di dollari, si è arrivati a quota 322 milioni (poco meno di 297 milioni di euro).
Una cittadella operativa al posto di un semplice garage
Non parliamo di una tettoia extra large. Il complesso si estende per oltre 35.000 metri quadrati ed è stato pensato come un vero e proprio nodo operativo autosufficiente per gli aerei più delicati al mondo. Tra le dotazioni spiccano un hangar a doppia baia con vie di rullaggio e piazzole dedicate, un sistema di rifornimento integrato con serbatoi operativi e linee di trasferimento diretto del carburante ad altissima efficienza, oltre a infrastrutture corazzate: generatori di emergenza imponenti, linee di comunicazione blindate e magazzini bunkerizzati.
Per fare spazio a questo gigante di cemento armato, l’intera mappa della Joint Base Andrews è stata ridisegnata. I lavori hanno scatenato un effetto domino, costringendo a spostare le aree per l’addestramento dei cani anti esplosivo e le piazzole destinate alle merci pericolose. Il dettaglio più curioso? Il celebre campo da golf interno alla base ha dovuto cedere terreno, scendendo da 54 a 45 buche. Un piccolo sacrificio in nome della sicurezza nazionale.
La faccenda si fa ancora più interessante guardando i tempi. Il programma ufficiale dei VC-25B ha accumulato ritardi enormi, e i due velivoli definitivi non arriveranno prima del 2028. Nel frattempo, a partire dal 4 luglio, entrerà in servizio un aereo ponte: un Boeing 747-8 extra lusso donato dal Qatar e riadattato per la cifra di 400 milioni di dollari (intorno ai 369 milioni di euro), che farà temporaneamente da Air Force One per i soli voli nazionali.