Il Privacy Display sta diventando uno di quei terreni dove i produttori di smartphone provano a distinguersi, e Xiaomi sembra voler dire la sua con un approccio tutto suo. Negli ultimi mesi la funzione lanciata da Samsung con la serie Galaxy S26 ha raccolto parecchia attenzione: lo schermo, in pratica, appare scuro o illeggibile a chiunque non lo guardi frontalmente. Una pensata per chi lavora in metropolitana, in treno, in mezzo alla folla, o semplicemente per chi non ama occhi indiscreti puntati sul proprio telefono.
Il risultato ha spinto la concorrenza a chiedersi come replicare l’idea. E qui entra in gioco la casa cinese.
Xiaomi punta tutto sul software
Secondo indiscrezioni che hanno fatto il giro dei social, Xiaomi starebbe lavorando a una sua versione del Privacy Display. Fin qui niente di sorprendente. Il dettaglio curioso, però, è un altro: mentre Samsung ha risolto la questione a livello hardware, intervenendo direttamente sul pannello, Xiaomi proverebbe a ottenere lo stesso effetto solo via software.
Il veicolo di questa novità potrebbe essere HyperOS 4, la prossima major release del sistema operativo proprietario dell’azienda, basata su Android 17. Se i tempi dovessero ricalcare quelli dell’anno scorso, il rilascio arriverebbe intorno a fine ottobre. Come funzionerebbe esattamente questa privacy via software, però, rimane per ora un punto interrogativo.
I limiti di un approccio puramente digitale
Lavorare via software invece che via hardware porta con sé dei compromessi, inevitabilmente. Una soluzione digitale può simulare l’effetto del privacy riducendo la visibilità angolare con dei filtri, ma è difficile che riesca a replicare con la stessa efficacia ciò che un rivestimento fisico del pannello garantisce in modo nativo. Tradotto: la versione di Xiaomi potrebbe risultare meno efficace nell’oscuramento laterale, oppure pesare sulla qualità visiva per chi usa il telefono frontalmente.
Non è un caso che le prime voci raccontassero una storia diversa. I rumor iniziali parlavano di un approccio hardware anche per Xiaomi, oltre che per Honor. Qualcosa, evidentemente, è cambiato strada facendo. Forse questioni di costi, forse di tempistiche, forse tutte e due.
Va detto che nemmeno la soluzione di riferimento è perfetta. Nei test condotti su Galaxy S26 Ultra, la presenza del filtro privacy hardware ha inciso sulla luminosità massima del display, con un risultato leggermente più scuro rispetto a Galaxy S25 Ultra, a tutti gli angoli di visione. La privacy, insomma, ha un suo prezzo anche in termini di esperienza d’uso.
La corsa dei produttori cinesi
Xiaomi, comunque, non è l’unica a muoversi. Sul fronte delle fotocamere frontali altri marchi come OPPO e Honor stanno spingendo l’innovazione da tutt’altra angolazione. Stando ad alcuni leak circolati su Weibo, entrambe starebbero testando sensori selfie da 100 megapixel in formato quadrato 1:1, rispettivamente per Find X10 e Magic 9.
Un sensore quadrato permette di scattare selfie sia in verticale che in orizzontale senza dover ruotare il telefono, perché il fotogramma viene ritagliato dinamicamente dal sensore più ampio. Apple aveva introdotto un’idea simile con iPhone 17, anche se con una risoluzione più contenuta. OPPO userebbe un sensore sviluppato da Samsung da 1/2,5 pollici, mentre Honor starebbe provando un sensore OVB0B da 1/1,8 pollici. Sul retro, Magic 9 potrebbe montare una fotocamera principale da 200 megapixel affiancata da un teleobiettivo periscopico da 64 megapixel.