La piattaforma AM5 di AMD avrà vita più lunga del previsto: l’azienda ha deciso di prolungarne il supporto fino al 2029, garantendo l’arrivo di nuove CPU Ryzen compatibili con il socket. Una scelta che ricalca quanto già visto in passato, quando un altro socket dell’azienda è rimasto sul mercato molto più a lungo di quanto chiunque avrebbe scommesso all’inizio.
Una strategia che AMD conosce bene
Per capire la mossa basta guardare indietro. Le prime schede madri con socket AM4 sono arrivate nel 2016, e in quel momento il supporto era pensato per una delle ultime famiglie di APU della serie A basate su architettura non Zen, conosciuta con il nome in codice Bristol Ridge. Roba che oggi sembra preistoria, ma all’epoca rappresentava il punto di partenza.
Poi, nel 2017, è entrata in scena la famiglia Ryzen con la prima architettura Zen. Da lì in poi è stato un susseguirsi di generazioni: Zen+, Zen 2 e Zen 3, tutte ospitate sullo stesso socket. Una continuità rara nel settore, dove di solito ogni nuova generazione di processori obbliga gli utenti a cambiare anche la scheda madre. AMD ha fatto il contrario, e gli appassionati lo hanno apprezzato parecchio, perché significava poter aggiornare il processore senza dover rifare mezzo computer.
AM5 segue le orme del predecessore
Quel modello di longevità è proprio ciò che ora viene applicato anche ad AM5. Estendere il supporto fino al 2029 vuol dire che chi compra oggi una piattaforma del genere avrà davanti diversi anni di possibili aggiornamenti, con nuove CPU Ryzen pronte a inserirsi nello stesso socket senza richiedere sostituzioni della scheda madre.
È un messaggio chiaro verso chi pianifica acquisti a lungo termine. La scelta di dare ad AM5 lo stesso trattamento riservato ad AM4 non è casuale: l’azienda ha visto funzionare questa formula e ha deciso di replicarla, offrendo agli utenti una prospettiva di durata che poche piattaforme possono garantire nel panorama attuale dei processori per PC.