Google Drive nasconde da anni una funzione che pochi conoscono davvero, ma che merita un posto d’onore tra gli strumenti più utili dell’app, lo scanner per documenti integrato. E adesso quel piccolo gioiello quasi dimenticato sta ricevendo un aggiornamento corposo, che porta con sé novità importanti ma anche qualche requisito non proprio leggero. Vale comunque la pena, e lo si capisce in fretta.
Lo scanner di Google Drive cambia
Il rinnovamento riguarda direttamente il document scanner presente dentro l’app. Il nuovo mirino adotta lo stile Material 3 Expressive, più pulito e ordinato, e arriva insieme a una manciata di funzioni inedite. A mostrarlo in azione è stato Sameer Samat, presidente dell’Android Ecosystem, con un breve video pubblicato su X.
La novità più interessante porta il nome di Smart Batch Scanning. In pratica non serve più scattare una foto alla volta. Basta passare la fotocamera sopra le pagine da acquisire, come se si stesse girando un piccolo video. Le anteprime delle scansioni compaiono in tempo reale nella parte bassa dello schermo, e l’esperienza risulta molto più fluida rispetto al vecchio metodo, quello dove ci si fermava su ogni singolo foglio.
C’è poi un dettaglio pensato per chi tende a fare confusione. Visto che capita di passare più volte sulle stesse pagine, la funzione Duplicate Detection si occupa di riconoscere e saltare quelle già acquisite. Niente doppioni, niente perdite di tempo.
Più intelligenza, ma serve un telefono potente
Tra le altre aggiunte spicca Auto-Best Frame, che sceglie automaticamente lo scatto migliore di ogni documento e sostituisce le scansioni venute male o sfocate. Sparisce anche l’icona a forma di beuta che prima occupava l’angolo in alto a destra, rendendo l’interfaccia decisamente più snella. È possibile mettere in pausa la scansione automatica con un pulsante dedicato, oppure usare il selettore di file di sistema per partire da un’immagine già scattata.
Lo scanner si appoggia ai Google Play Services, quindi lo si ritroverà anche dentro altre app come Files by Google. Tutto il funzionamento, ed è qui il punto chiave, si basa al 100% su elaborazione on-device. Niente passa dai server: prestazioni rapidissime, privacy garantita e possibilità di lavorare anche offline. Bello, sì, ma c’è il rovescio della medaglia.
Google ha chiarito che la funzione è riservata agli Android di fascia alta, quelli con almeno 8GB di RAM. Una scelta prevedibile, dato che lavorare tutto in locale mette sotto stress l’hardware del telefono. Chi possiede un dispositivo più datato o economico, insomma, resterà a guardare.
E Apple cosa fa?
Sul fronte iOS uno strumento di scansione esiste già, integrato in app come Note, File e Mail, ma siamo su un altro pianeta rispetto a quanto mostrato da Google. La versione di Apple appare un po’ rigida e priva degli strumenti più avanzati visti qui.
Sul terreno dell’intelligenza artificiale Google ha tenuto un buon passo di vantaggio, e iOS 27 dovrebbe servire proprio a recuperare. Difficile però che una funzione di scansione documenti finisca al centro del keynote del WWDC 26. Un aggiornamento simile a quello di Google, comunque, sarebbe tutt’altro che sgradito: prendere spunto dalla concorrenza, in fondo, non è mai stata una cattiva idea.