Un polpo blu grande quanto una pallina da golf, pescato a quasi 1.800 metri di profondità: ecco l’ultima sorpresa arrivata dalle Galápagos, l’arcipelago dell’Ecuador che da quasi due secoli continua a regalare scoperte. Lo aveva già intuito Charles Darwin durante il suo viaggio a bordo del Beagle, e a distanza di tanto tempo quelle isole non hanno ancora finito di stupire. Stavolta la novità è talmente piccola che quasi non sorprende sia rimasta nascosta fino a oggi. Si chiama Microeledone galapagensis, ed è una nuova specie descritta in uno studio pubblicato su Zootaxa.
Curioso il fatto che, in realtà, l’animale fosse stato avvistato già da un pezzo. Era il 2015, e a notarlo fu il ROV dell’EV Nautilus, una nave da ricerca attrezzata proprio per esplorare i fondali marini. La squadra stava lavorando nelle acque al largo di Darwin Island, nella parte settentrionale dell’arcipelago, quando le telecamere del veicolo comandato a distanza hanno inquadrato qualcosa di piccolo e di un blu intenso, davvero difficile da non notare.
Dal fondo del mare al laboratorio, undici anni di pazienza
Il piccolo cefalopode è stato catturato e portato in superficie per le analisi del caso. Nel frattempo il ROV ne aveva individuati altri due esemplari, mentre risaliva i fianchi di una montagna sottomarina che si trova a 1.773 metri sotto il livello del mare. Da lì in poi, però, la strada è stata tutt’altro che rapida: sono serviti undici anni prima che venisse studiato a fondo e riconosciuto come specie inedita.
Il motivo è semplice quanto delicato. Studi di questo tipo si fanno di solito sezionando gli animali, e quando hai un singolo esemplare a disposizione il rischio di rovinare il campione è altissimo. A occuparsene è stata Janet Voight, del Field Museum di Chicago, una delle massime esperte di cefalopodi al mondo. È riuscita a studiare il polpo senza rovinarlo, ricorrendo alla tomografia computerizzata per ricostruirne gli organi interni senza tagliarlo.
I risultati hanno confermato che si trattava davvero di una nuova specie. E non solo: Microeledone galapagensis è appena la seconda rappresentante del suo genere, fino a quel momento composto da una sola specie. Per Voight, che studia questi animali da quarant’anni, è anche la prima specie che riesce a battezzare in prima persona. Una bella soddisfazione, oltre che l’ennesima prova di quanto le Galápagos siano un serbatoio di biodiversità ancora tutta da esplorare.
Creature antiche, intelligenti e con il sangue blu
I polpi sono animali incredibilmente arcaici. Il fossile più antico conosciuto, un esemplare del genere Pohlsepia conservato proprio al Field Museum, ha 296 milioni di anni: nuotava nel periodo Carbonifero, mentre sulla terraferma comparivano i primi rettili antenati dei dinosauri, e già allora aveva una forma simile a quella che vediamo oggi.
Hanno tre cuori: due pompano il sangue nelle branchie, uno si occupa del resto degli organi. E hanno il sangue blu, grazie a una proteina contenente rame, l’emocianina, che a contatto con l’aria diventa appunto azzurra invece che rossa come la nostra. Aristotele, nella sua Storia degli Animali del 350 a.C., li considerava sciocchi. Oggi sappiamo il contrario: questi animali sanno orientarsi in un labirinto, aprire contenitori col tappo, persino usare oggetti per nascondersi.
C’è poi un dettaglio affascinante: due terzi dei loro neuroni stanno nei tentacoli, non nella testa. Capita così che un braccio risolva un compito in autonomia mentre il polpo è impegnato altrove. E i tentacoli continuano a reagire agli stimoli anche se separati dal corpo, una caratteristica che torna utile quando, pur di scappare da un predatore, l’animale decide di sacrificarne uno.