La piattaforma cinese Temu è finita nel mirino della Commissione Europea, che ha deciso di colpirla con una sanzione da 200 milioni di euro. Il motivo è tanto semplice quanto grave: una valutazione dei rischi completamente inadeguata sui prodotti pericolosi venduti ai consumatori europei.
La multa, comunicata mercoledì 27 maggio, riguarda una violazione del Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo sui servizi digitali. In sostanza, Temu non ha identificato, analizzato e valutato in modo corretto i rischi che i propri prodotti comportano per chi acquista nell’Unione Europea. La piattaforma, di proprietà del gruppo cinese PDD Holdings, avrebbe dovuto farlo ed evidentemente non lo ha fatto con la serietà richiesta.
Caricatori difettosi e giocattoli tossici: cosa hanno trovato i controlli
L’indagine della Commissione si è basata anche su un esercizio di acquisti test, condotto da un organismo indipendente. I risultati parlano chiaro e non lasciano molto spazio all’interpretazione: una percentuale altissima di caricatori sottoposti a verifica non ha superato i controlli di sicurezza di base. Peggio ancora, una quota significativa di giocattoli destinati ai neonati presentava rischi classificati come medio o elevato. Alcuni di questi prodotti contenevano sostanze chimiche oltre i limiti consentiti dalla legge, altri avevano pezzi che potevano staccarsi, con conseguente rischio di soffocamento. Le autorità doganali e gli organi di sorveglianza del mercato europeo hanno confermato tassi di non conformità piuttosto alti nelle categorie esaminate.
Ma non è tutto. La Commissione ha contestato a Temu tre carenze molto precise nella sua valutazione dei rischi relativa al 2024. Prima di tutto, l’analisi era costruita su informazioni generiche del settore dell’e-commerce, senza basarsi su dati reali e specifici della propria piattaforma. Poi, sottovalutava in modo grave la frequenza con cui i consumatori europei potevano imbattersi in prodotti illegali. Infine, non teneva conto dell’impatto del design stesso del servizio, compresi i sistemi di raccomandazione e i programmi promozionali con influencer affiliati, sulla diffusione di quei prodotti problematici.
Cosa succede adesso: il piano correttivo e le possibili conseguenze
Temu ha ora tre mesi di tempo, con scadenza fissata al 28 agosto 2026, per presentare alla Commissione un piano d’azione dettagliato con le misure correttive che intende adottare. Dopo la presentazione, il Comitato europeo dei servizi digitali avrà un mese per esprimere il proprio parere, e la Commissione un ulteriore mese per adottare la decisione finale e stabilire un calendario di adeguamento. Se Temu non dovesse rispettare quanto deciso, potrebbero scattare penalità periodiche.
Vale la pena notare che la multa di 200 milioni di euro è comunque parecchio inferiore al tetto massimo previsto dal DSA, che consente sanzioni fino al 6% del fatturato annuo mondiale dell’azienda. Per PDD Holdings, il cui fatturato 2024 si aggirava intorno ai 50 miliardi di euro, il massimo teorico avrebbe superato i 3 miliardi di euro. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione con delega alla sovranità tecnologica, ha voluto sottolineare un concetto preciso: le valutazioni dei rischi non sono un esercizio formale, ma rappresentano «la colonna vertebrale del DSA».
La procedura contro Temu era stata avviata il 31 ottobre 2024, con le conclusioni preliminari pubblicate a luglio 2025. La decisione di non conformità adottata mercoledì chiude questa fase e apre ufficialmente quella dedicata alla messa in conformità della piattaforma.