A circa quattro settimane dal debutto in Italia, Fonti Preferite di Google fa un passo avanti importante. La funzione, che consente di scegliere quali testate e siti seguire con priorità tra i risultati di ricerca, ora si espande anche alle sezioni potenziate dall’intelligenza artificiale. E non è l’unico cambiamento in arrivo.
Quando Google aveva introdotto Fonti Preferite nel nostro paese, l’idea era semplice: dare alle persone più controllo su cosa leggere e da chi. Si selezionano le fonti di fiducia, e queste vengono messe in evidenza nei risultati. Funzionava, però restava limitata alla ricerca tradizionale, quella “statica”, per intendersi. Il problema è che la ricerca sta cambiando forma, e Mountain View lo sa bene. Con le AI Overview e la AI Mode che occupano sempre più spazio nella pagina dei risultati, lasciare Fonti Preferite fuori da quei contesti significava renderla meno utile col passare del tempo.
Ecco perché da oggi la funzione è attiva anche nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale. Quando l’IA di Google costruisce una risposta attingendo da più fonti, quelle che fanno parte delle preferenze dell’utente verranno etichettate in modo chiaro. Basta accedere al pannello “Preferenze fonti” nelle impostazioni di personalizzazione del proprio account Google per configurare tutto. Un dettaglio interessante: da Mountain View fanno sapere che gli utenti hanno il doppio delle probabilità di cliccare su una fonte che hanno scelto come preferita. Questo dato, evidentemente, ha accelerato la decisione di portare la funzione anche nelle aree IA della ricerca.
Nuovi caroselli e il badge Highly cited
Ma Fonti Preferite non è l’unica novità. Google sta introducendo anche un nuovo modo di esplorare articoli e prospettive diverse su argomenti di attualità. Per alcune ricerche, soprattutto quelle legate a temi in evoluzione, comparirà un carosello di contenuti in evidenza dove le fonti preferite saranno messe in primo piano. Per altre tipologie di domande, invece, il carosello mostrerà spunti tratti da discussioni online, e questo varrà anche all’interno della AI Mode.
C’è poi un’altra aggiunta che merita attenzione. Il badge Highly cited, traducibile come “altamente citato”, viene ora applicato a un numero maggiore di link nella pagina dei risultati. Lo scopo è abbastanza intuitivo: aiutare chi cerca a individuare rapidamente gli articoli che rappresentano la fonte originale di una notizia, quelli cioè che vengono ripresi e citati da molte altre testate. Non solo: Google indicherà anche quando un articolo cita esplicitamente un altro contenuto che porta quel badge. È un meccanismo che prova a rendere più trasparente la catena delle fonti, un aspetto che diventa sempre più rilevante in un’epoca in cui le informazioni rimbalzano da un sito all’altro e non è sempre facile risalire a chi ha dato la notizia per primo.
Cosa cambia per chi usa la ricerca Google ogni giorno
Tutti questi aggiornamenti puntano nella stessa direzione: dare più peso ai contenuti affidabili e rendere la ricerca Google uno strumento più consapevole, soprattutto ora che l’IA gioca un ruolo crescente nel modo in cui le informazioni vengono presentate. Con Fonti Preferite integrata anche nelle risposte AI, l’utente non perde il controllo sulle proprie scelte editoriali nemmeno quando è l’intelligenza artificiale a comporre la risposta. Il badge Highly cited e i nuovi caroselli, dal canto loro, aggiungono un livello di trasparenza che fino a poco tempo fa mancava del tutto. Google ha dichiarato che si tratta di un ambito in cui l’innovazione è costante, e che altre novità sono in arrivo.