Il caso giudiziario che sta riguardando la truffa tramite SMS a nome di Poste Italiane, si è concluso con un’assoluzione. La notizia sta facendo però molto discutere, perché mette in luce quanto sia facile finire nei guai anche da innocenti quando il proprio conto corrente viene usato come punto d’appoggio per far transitare denaro sottratto con l’inganno. La vicenda arriva da Reggio Emilia e riguarda un raggiro da 24.600 euro, orchestrato attraverso un finto messaggio firmato “Poste Info”, un sito clone e una telefonata di un sedicente operatore anti-frode.
Come funzionava la truffa SMS Poste Italiane
I fatti risalgono al 2023. Un uomo residente a Reggio Emilia riceve sul proprio telefono un SMS apparentemente inviato da Poste Italiane. Il messaggio parla di sicurezza e contiene un link. La vittima, convinta di trovarsi davanti a una comunicazione ufficiale, clicca e atterra su una pagina costruita per sembrare in tutto e per tutto il sito di Poste Italiane. Da lì viene reindirizzato verso un altro portale, progettato dai truffatori per raccogliere i suoi dati personali.
Circa quindici minuti dopo, arriva una telefonata. Chi chiama si presenta come Matteo, operatore anti-frode di Poste Italiane. Il tono è rassicurante, professionale, studiato per non destare sospetti. Il falso addetto spiega che è in corso un tentativo di frode informatica e che serve la collaborazione immediata della vittima per bloccare tutto. L’uomo, a quel punto, comunica il numero della propria carta Postepay e l’Iban del conto corrente, poi segue le istruzioni ricevute al computer ed effettua una transazione. Pensava di proteggere i propri risparmi, invece li stava consegnando ai truffatori.
Quando si rende conto del raggiro, la vittima si rivolge ai carabinieri di Reggio Emilia. Le indagini seguono il percorso del denaro e portano a un conto corrente intestato a un uomo residente a Napoli. Su quel conto risultavano accreditati i 24.600 euro. Ma qui emerge un dettaglio che cambia tutto: l’intestatario non aveva movimentato la somma, non l’aveva girata ad altri, e il denaro era ancora lì, fermo. A conclusione degli accertamenti, la somma viene restituita alla vittima dopo la conferma della provenienza.
L’assoluzione e il precedente giuridico
Nonostante la restituzione del denaro, l’intestatario del conto napoletano viene comunque denunciato per frode informatica in concorso con ignoti. Si apre un processo davanti al tribunale di Reggio Emilia. La persona truffata si costituisce parte civile chiedendo una provvisionale da 50.000 euro.
Il processo si chiude però con un’assoluzione. Il giudice, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione, stabilisce un principio netto: il solo fatto che una somma di denaro sia arrivata su un conto intestato a una determinata persona non basta a dimostrare il coinvolgimento di quella persona nella truffa. Serve qualcosa di più, serve provare che ci sia stata una partecipazione attiva al raggiro. E nel caso in questione, nessun collegamento tra l’imputato e gli autori rimasti ignoti della truffa SMS Poste Italiane è mai emerso.
Secondo la ricostruzione accolta dal tribunale, lo stesso intestatario potrebbe essere stato coinvolto suo malgrado. Non sarebbe la prima volta. In diverse operazioni simili, profili e conti correnti di persone del tutto ignare vengono usati come semplice appoggio per far transitare somme consistenti, con l’obiettivo di prelevarle in un secondo momento. Una dinamica che rende queste truffe ancora più insidiose, perché oltre alla vittima diretta rischiano di trascinare nel procedimento penale anche soggetti che con il raggiro non hanno nulla a che fare.
La somma sottratta tramite la truffa SMS Poste Italiane, come detto, è stata interamente restituita alla vittima già durante la fase di indagine, prima ancora della chiusura del processo.