Il più ampio sondaggio mai realizzato tra fisici ha prodotto un risultato che, a dirla tutta, sorprende e non sorprende allo stesso tempo: su quasi nessuna delle grandi domande aperte sull’Universo esiste un vero accordo nella comunità scientifica. Né tra gli specialisti, né tra gli appassionati della materia. Il che fa riflettere parecchio, soprattutto considerando che alcune di queste questioni vengono raccontate nei libri di testo come se fossero fatti assodati.
Il Big Mysterys Survey è stato condotto nel 2025 tra i membri della American Physical Society e i lettori della sua rivista, Physics Magazine, coinvolgendo oltre 1.600 tra ricercatori e appassionati di fisica. A occuparsi dell’analisi dei risultati è stato l’astrofisico Niayesh Afshordi, dell’università di Waterloo, insieme al ricercatore indipendente e divulgatore scientifico Phil Halper, in collaborazione con la redazione del Magazine. I dati sono poi stati messi a confronto con quelli di un sondaggio analogo, realizzato nel 2024 durante la Black Hole Inside Out Conference di Copenaghen, a cui avevano partecipato 85 specialisti di astrofisica e fisica teorica. L’obiettivo era ottenere una fotografia delle opinioni prevalenti nella comunità dei fisici, e capire quanto queste si discostassero da quelle diffuse in ambito accademico.
Pochissimi punti fermi tra i fisici
Su 11 domande proposte dal sondaggio, soltanto due hanno prodotto qualcosa di simile a un consenso di maggioranza. La prima riguarda il Big Bang: il 68% degli intervistati lo intende come una teoria che descrive un Universo evolutosi a partire da uno stato di temperatura e densità estreme, senza dire nulla su quando il tempo abbia effettivamente avuto inizio. Solo il 25% lo considera il vero punto di partenza da cui il tempo ha cominciato a scorrere. La seconda domanda su cui emerge una (fragile) maggioranza è quella sull’inflazione cosmica, ovvero l’espansione rapidissima ed esponenziale dell’Universo nei secondi successivi al Big Bang: il 51% la ritiene la spiegazione migliore per le grandi domande aperte del modello cosmologico standard. Superare appena la soglia del 50%, però, è un risultato piuttosto debole per una teoria su cui si fonda tutta la nostra comprensione dell’Universo.
Come ha spiegato lo stesso Afshordi, il dato più sorprendente è quante poche tra le risposte considerate “standard” nella fisica fondamentale godano di un sostegno schiacciante. La maggior parte non raggiunge nemmeno la maggioranza tra gli intervistati. E la cosa davvero interessante, a suo dire, non è che i fisici siano confusi, ma quanto sia viva in questo momento la ricerca di frontiera.
Materia oscura, energia oscura e meccanica quantistica: nessuna risposta dominante
Andando oltre quei due temi, ogni illusione di consenso svanisce del tutto. La materia oscura, per esempio, è ritenuta la spiegazione migliore per la mancanza di massa nell’Universo osservabile solo dal 27% dei rispondenti. Appena il 10% la identifica con le particelle massive debolmente interagenti (le cosiddette Wimp), a lungo considerate il candidato più plausibile. Il 12% chiama in causa un cambiamento nel funzionamento della gravità classica su scale galattiche, il 5% guarda ai buchi neri primordiali e il 21% punta su un miscuglio di fenomeni diversi.
Sul fronte dell’unificazione tra la relatività generale di Einstein e la meccanica quantistica, la teoria delle stringhe resta la più citata ma raccoglie appena il 19% dei consensi, seguita dalla gravità quantistica a loop con il 12%. C’è poi un 18% di scienziati convinto che la gravità non possa essere quantizzata affatto. Per quanto riguarda l’espansione accelerata dell’Universo, solo il 50% indica come spiegazione l’energia oscura nelle sue forme classiche (costante cosmologica o quintessenza), mentre l’altra metà ritiene che il fenomeno vada spiegato senza tirare in ballo forme di energia sconosciute. Sulla meccanica quantistica, poi, appena il 36% degli intervistati considera corretta l’interpretazione di Copenaghen, quella classica secondo cui una particella è descritta da una funzione d’onda che collassa in un singolo stato al momento della misurazione.
Specialisti e appassionati la pensano allo stesso modo
Il confronto tra i risultati del Big Mysterys Survey e quelli emersi dalla conferenza di Copenaghen rivela una sostanziale uniformità di vedute tra specialisti e comunità allargata degli appassionati di fisica. In entrambi i casi, solo il Big Bang e l’inflazione cosmica raggiungono un consenso di maggioranza, e comunque marginale. Questo non significa che bisogna rinunciare a cercare risposte convincenti su questioni così fondamentali. Come ha sottolineato Afshordi, la verità scientifica non si decide con un voto, ma il consenso, o la sua assenza, dice dove le prove appaiono consolidate e dove invece i ricercatori vedono ancora spazio per idee radicalmente nuove. La mancanza di accordo, in fondo, è un indizio: indica dove potrebbero servire dati migliori, teorie più precise o nuove connessioni tra campi di studio diversi. Per citare le parole del cantautore e poeta canadese Leonard Cohen: “C’è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce”.