Tom Hanks ha un rimpianto. E no, non si tratta di un piccolo progetto passato sotto silenzio, ma di un film importante, ben pagato, con tutte le carte in regola per essere accettato senza pensarci due volte. Eppure, il due volte vincitore del Premio Oscar ha detto no. E lo ha fatto per una ragione che, a modo suo, ha perfettamente senso.
Durante una puntata del podcast di Jay Shetty registrata nel 2024, Hanks ha raccontato con una certa franchezza quel momento. Pur non avendo mai svelato il titolo del film, le sue parole non lasciano molto spazio all’immaginazione: “Volevano che facessi un film, ok? Ed era fantastico, e avrei dovuto farlo. Mi avrebbero pagato un sacco di soldi e, beh, viaggi in posti incredibili, ottimo stipendio, tutte quelle cose lì”. E poi, la svolta: “Non c’era nessuna ragione per non farlo, tranne che qualcosa dentro di me diceva: questo non fa per me”.
Il punto è che Tom Hanks non ha rifiutato per capriccio. Ha spiegato che semplicemente non sentiva curiosità per il tema trattato dal film. E questo, per un attore del suo calibro, è un problema serio. “Per trasmettere il tema di un film attraverso una performance, ci deve essere una qualche forma di sfida e di curiosità. E quella curiosità non ce l’avevo”, ha ammesso senza girarci troppo intorno.
La questione della “presenza” secondo Tom Hanks
Ma c’è un altro aspetto che ha pesato nella decisione, forse ancora più interessante. Hanks ha parlato di una mancanza di “presenza”, un concetto che ha provato a spiegare direttamente al regista del progetto, il quale inizialmente non capiva cosa intendesse.
Ed ecco come l’attore lo ha descritto: “C’è qualcosa che tutti portiamo con noi. Abbiamo una presenza, una specie di essenza, che nasce da tutto quello che abbiamo detto, da tutto il lavoro che abbiamo fatto, da tutte le volte in cui abbiamo avuto successo o abbiamo fallito, perché le due cose vanno di pari passo. Il fallimento insegna molto più del successo, parlo del successo commerciale“.
Tom Hanks ha poi aggiunto un passaggio che dice molto sul modo in cui sceglie i suoi ruoli: “Mi trovo ancora completamente in balia di quel momento istintivo in cui dici: mio Dio, è esattamente quello che penso! E prima che tu te ne renda conto, vuoi farlo e non smetti di parlarne. E non c’è niente che qualcuno possa dire per sminuire quell’esperienza iniziale”. In pratica, se quella scintilla non scatta, per lui non vale la pena andare avanti. Nemmeno se lo stipendio è da capogiro.
Una carriera costruita sull’istinto
Quello che colpisce è che un attore con oltre 100 crediti alle spalle, che ha saputo muoversi con disinvoltura anche nella regia e nella produzione, continui a fidarsi così tanto del proprio istinto. Ma in fondo, è lo stesso istinto che lo ha portato a vincere due Oscar consecutivi per Philadelphia (1993) e Forrest Gump (1994), due film che hanno segnato un’epoca.
Tom Hanks conosce benissimo i meccanismi dell’industria cinematografica. Sa come funziona il gioco, sa quanto pesa un grande assegno e sa anche cosa significa lasciarsi sfuggire un’occasione. Quel film rifiutato resta un piccolo cruccio, certo. Ma la ragione dietro quel no racconta qualcosa di più profondo sul modo in cui l’attore ha costruito una delle carriere più solide e rispettate di Hollywood.
