Una dichiarazione ambiziosa, forse persino audace, è arrivata da Huawei durante un simposio sui semiconduttori tenutosi a Shanghai. L’azienda cinese ha annunciato di essere sulla strada giusta per produrre in proprio chip che possano competere con quelli delle principali fonderie mondiali, grazie a quello che viene descritto come un importante passo avanti tecnologico. Non una promessa vaga, ma un obiettivo con una data precisa: entro il 2031, Huawei intende raggiungere una densità di transistor paragonabile ai processi produttivi a 1,4 nanometri che i concorrenti, come TSMC, Samsung e altri, dovrebbero adottare nei prossimi anni.
Il contesto rende questa notizia ancora più significativa. Huawei opera sotto le restrizioni commerciali imposte dagli Stati Uniti fin dal 2019, sanzioni che nel tempo sono state ampliate progressivamente. Queste limitazioni hanno impedito all’azienda di accedere alle apparecchiature specializzate che altre compagnie utilizzano per raggiungere quei livelli di miniaturizzazione estrema. TSMC, per fare un confronto diretto, ha già presentato il proprio processo a 1,4 nanometri con l’ingresso in produzione previsto per il 2028. Questo significa che Huawei si troverebbe comunque indietro di circa cinque anni rispetto al leader del settore, un ritardo tutt’altro che trascurabile in un’industria dove ogni mese conta.
Un approccio più accessibile ai chip avanzati
Eppure, c’è un elemento che potrebbe cambiare le carte in tavola. He Tingbo, responsabile della divisione chip di Huawei, ha sottolineato che il processo sviluppato dall’azienda sarà “fattibile e accessibile dal punto di vista economico”. Non si tratta solo di raggiungere la frontiera tecnologica, ma di farlo con costi contenuti, un aspetto che potrebbe rendere la proposta di Huawei attraente per una fetta diversa di mercato. In un settore dove i costi di produzione dei chip più avanzati continuano a salire in modo quasi vertiginoso, proporre un’alternativa economicamente sostenibile non è un dettaglio secondario.
Per capire dove si trova oggi Huawei, basta guardare ai suoi prodotti attuali. La più grande fonderia cinese, Semiconductor Manufacturing International Corp (SMIC), produce attualmente chip con processo a 7 nanometri, quelli che si trovano ad esempio negli smartphone della serie Mate 60 di Huawei. Il salto da 7 nanometri a 1,4 nanometri è enorme, sia in termini di complessità ingegneristica sia di prestazioni ottenibili. Riuscirci senza accesso alle tecnologie occidentali più avanzate rappresenterebbe un risultato che ridisegnerebbe gli equilibri dell’intera industria dei semiconduttori.
