La Generazione Z spende fino al 60% del proprio stipendio per acquistare un iPhone, e nonostante tutto continua a preferirlo rispetto a qualsiasi dispositivo Android. Parliamo di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 28 anni, che rappresentano circa il 25% della popolazione mondiale e che condividono un tratto piuttosto marcato. La fedeltà quasi incondizionata agli smartphone di Apple. Eccezioni ce ne sono, ovviamente, ma diversi studi confermano questa tendenza. Quello di Piper Sandler è tra i più citati, e i numeri raccontano di una generazione disposta a mettere in secondo piano altre priorità pur di avere un iPhone in tasca. Il punto interessante è che le motivazioni cambiano parecchio a seconda del paese.
Esistono smartphone Android di fascia alta che superano tranquillamente il prezzo degli iPhone più costosi (basta guardare il recente OPPO Find X9 Ultra a 1.699 euro). Ma in generale il mondo Android offre una gamma media e una fascia d’ingresso che Apple semplicemente non ha. Eppure, tra i più giovani, un iPhone usato batte quasi sempre un Android nuovo. Negli Stati Uniti, l’87% dei ragazzi della Gen Z dichiara di preferire iPhone, restando poi fedele all’intero ecosistema con Apple Watch, AirPods e Mac al seguito.
Il caso americano ha un elemento culturale che fa tutta la differenza, iMessage. A differenza di paesi come la Spagna o l’Italia, dove WhatsApp si è imposto rapidamente, negli Stati Uniti gli SMS erano già gratuiti da tempo, e questo ha spianato la strada a iMessage. Il servizio distingue i messaggi con bolle blu se provengono da un altro iPhone e bolle verdi se arrivano da Android. Un dettaglio che sembra banale, ma che ha finito per avere un impatto sociale non trascurabile. Testate come The Wall Street Journal e The New York Times hanno documentato come alcuni giovani si sentano esclusi o addirittura stigmatizzati per il fatto di usare Android, creando una pressione sociale che spinge verso iPhone anche quando il budget non lo consentirebbe. E il fenomeno, a quanto pare, non riguarda solo gli adolescenti ma si estende anche a una parte degli adulti.
iPhone e Gen Z: in Spagna (e non solo) le ragioni sono diverse
In paesi come la Spagna, dove circa il 49% dei giovani sceglie iPhone secondo i dati di StatCounter, le motivazioni prendono una piega diversa. Non esiste quella pressione legata alla messaggistica, e anche se qualcuno lo sceglie per una questione di immagine, i fattori che pesano davvero sono altri: l’affidabilità del sistema operativo, la qualità costruttiva, la durata nel tempo garantita dal supporto agli aggiornamenti e l’integrazione con il resto dell’ecosistema Apple.
Proprio quest’ultimo aspetto trova conferma nei dati di CIRP: per ogni 100 iPhone venduti, vengono acquistati circa 80 AirPods, 48 Apple Watch, 25 iPad e 7 Mac. Una catena di acquisti che racconta quanto sia forte l’effetto traino di un singolo dispositivo Apple.
Sul piano economico, i numeri parlano chiaro. Secondo gli ultimi dati dell’INE (l’istituto nazionale di statistica spagnolo), lo stipendio medio in Spagna è di 2.385 euro al mese. Ma guardando ai più giovani, chi ha meno di 25 anni percepisce in media circa 1.245 euro mensili. Questo significa che acquistare l’iPhone più economico, come iPhone 17e che parte da 709 euro, rappresenta quasi il 60% dello stipendio. Salendo a iPhone 17, con un prezzo di 959 euro, si arriva a sfiorare l’80%. E per quanto riguarda iPhone 17 Pro e iPhone 17 Pro Max, rispettivamente a 1.319 e 1.469 euro, servirebbe ben più di un mese intero di lavoro.
Usato e ricondizionato come via d’uscita
Ed è esattamente questo il motivo per cui tanti giovani spagnoli si orientano verso dispositivi di seconda mano o ricondizionati. Una soluzione più accessibile che permette di entrare nell’ecosistema Apple con tutte le sue funzioni e la compatibilità con gli altri prodotti della casa di Cupertino, anche senza avere tra le mani l’ultimo modello appena uscito. Non sarà nuovo di zecca, ma per molti ragazzi rappresenta il compromesso perfetto tra desiderio e realtà economica.
