Che la prima Ferrari elettrica avrebbe scatenato polemiche era abbastanza scontato. Ma con Ferrari Luce a Maranello hanno deciso di alzare ulteriormente il livello della provocazione, andando ben oltre la questione dei motori a zero emissioni. Perché il vero terremoto, quello che ha fatto saltare sulla sedia mezzo mondo dell’automotive, riguarda il design. Le linee di questa vettura nascono dalla collaborazione tra il Centro Stile Ferrari e LoveFrom, il collettivo fondato da Jony Ive insieme a Marc Newson. Per chi non lo sapesse, Ive è lo stesso designer che ha plasmato l’identità visiva di Apple per decenni. E in effetti, qualcosa di quell’approccio minimalista si percepisce forte e chiaro, nel bene e nel male.
L’intento dichiarato era rompere con i canoni estetici tradizionali del settore. Missione compiuta, verrebbe da dire, ma non tutti festeggiano. Le forme di Ferrari Luce risultano lontane anni luce dalla classica aggressività delle supercar di Maranello. Qualcuno ha ironizzato dicendo che sembra disegnata al buio, e in effetti c’è un contrasto curioso con il nome scelto. La cosiddetta “glass house”, ovvero la grande zona vetrata che avvolge l’intera vettura, rappresenta forse l’unico elemento esterno davvero innovativo per l’industria dell’auto. A luci spente i fari anteriori diventano praticamente invisibili, mentre i fanali posteriori tondi richiamano almeno vagamente modelli leggendari come 360 Modena e 458 Italia. I cerchi sono enormi: 23 pollici all’anteriore e 24 al posteriore, i più grandi mai montati su una Ferrari stradale.
Abitacolo da laboratorio tecnologico e prezzo da capogiro
Se l’esterno divide, gli interni provano a mettere tutti d’accordo. Ferrari Luce non è una berlina nel senso classico, ma monta quattro porte (le posteriori con apertura controvento) e offre cinque posti per adulti veri, non di quelli dove stai piegato in due. Grazie all’architettura elettrica è stato possibile ricavare uno spazio interno generoso e ben sfruttato, e probabilmente è proprio l’abitacolo il vero asso nella manica per convincere i collezionisti a sborsare la bellezza di 550.000 euro.
Dentro si trovano pulsanti e manopole meccaniche di precisione, affiancati da display sviluppati con Samsung. I materiali parlano da soli: pelle, alluminio, vetro Gorilla Glass. Poi c’è un impianto audio con 21 altoparlanti e una potenza complessiva di 3000 W, progettato per ottimizzare l’ascolto per ciascun occupante. Almeno, in assenza del classico rombo Ferrari, la colonna sonora la si può scegliere senza dover sopportare rumori finti sparati dagli speaker. Per la prima volta è stato utilizzato un sottotelaio elasticizzato, abbinato a sospensioni attive derivate dalla F80, con l’obiettivo di ridurre al minimo i rumori di rotolamento e garantire comfort nei lunghi spostamenti.
Prestazioni fulminanti, ma il peso resta un problema
Sotto il cofano (o meglio, sotto il pianale) Ferrari Luce monta un motore per ogni ruota, con trazione integrale e asse posteriore sterzante. I due motori anteriori raggiungono i 30.000 giri al minuto, quelli posteriori si fermano a 25.500. La potenza complessiva tocca quota 1.050 CV, sufficienti per coprire lo 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e superare i 310 km/h di velocità massima. Numeri che non tradiscono lo spirito corsaiolo, almeno sulla carta.
Il problema è il peso: 2.260 kg sulla bilancia, un dato che nei tratti misti si farà inevitabilmente sentire. L’architettura a 800 Volt consente ricariche ultrarapide fino a 350 kW, mentre la batteria da 122 kWh promette un’autonomia superiore ai 530 km. Con la paletta destra si può aumentare la coppia disponibile, simulando la progressione di un cambio marcia, mentre con la sinistra si gestiscono freno motore e recupero energia. La batteria è parte strutturale del telaio, aumentando la rigidezza flessionale del 25% e quella torsionale del 35% rispetto alle Ferrari precedenti. L’uso massiccio di alluminio riciclato ha permesso di abbattere le emissioni di CO2 in fase produttiva del 70%.

