La causa antitrust del DOJ contro Apple sta attraversando una fase particolarmente turbolenta, con un nuovo scontro legale che riguarda documenti interni di ben 14 agenzie federali statunitensi. Apple ha chiesto a un giudice federale del New Jersey di obbligare il governo degli Stati Uniti a consegnare quei materiali, ritenuti fondamentali per la propria difesa. Il governo, però, si oppone con decisione.
Apple vuole i documenti di 14 agenzie federali per difendersi
Le due parti hanno depositato una lettera congiunta presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto del New Jersey, mettendo nero su bianco il disaccordo sulla consegna dei documenti. La richiesta si inserisce nella causa antitrust avviata dal Dipartimento di Giustizia nel 2024, in cui si accusa Apple di mantenere illegalmente un monopolio nel mercato degli smartphone, limitando app, servizi e accessori che potrebbero facilitare il passaggio degli utenti da iPhone ad altri dispositivi.
Secondo quanto sostenuto da Apple, il governo si rifiuta di produrre documenti delle proprie agenzie che sarebbero rilevanti per le questioni centrali del caso: i fattori che differenziano iPhone sul mercato, i rischi per la privacy e la sicurezza associati ai vari smartphone, e i potenziali pericoli legati all’apertura dell’ecosistema di iPhone a soggetti terzi meno rigorosi nei controlli. Apple ritiene che questi materiali dimostrerebbero come le pratiche contestate rendano i propri prodotti diversi, e agli occhi dei clienti migliori, rispetto alle alternative, promuovendo di fatto la concorrenza anziché soffocarla.
Dal punto di vista procedurale, Apple fonda la propria richiesta su due strade distinte: la Rule 34, che regola le richieste di documenti tra le parti in causa, e la Rule 45, che disciplina le citazioni a comparire rivolte a soggetti terzi. Il ragionamento è semplice: se le agenzie federali vengono considerate parte degli Stati Uniti ai fini della discovery, i documenti rientrano nella Rule 34. Se invece vengono trattate come entità separate, restano comunque soggette alle citazioni previste dalla Rule 45. Apple lamenta inoltre che, nonostante numerosi tentativi, il governo non ha prodotto nemmeno un singolo documento dalle agenzie interessate, costringendo l’azienda a girare a vuoto tra obiezioni procedurali a volte contraddittorie.
Nello specifico, Apple cerca materiali su come le agenzie federali selezionano, valutano e acquistano smartphone e dispositivi indossabili, sulle preoccupazioni relative a sistemi operativi non Apple e marketplace di app di terze parti, sui dati governativi riguardanti prezzi e quote di mercato degli smartphone, e sulla partecipazione di alcune agenzie al programma sviluppatori di Apple per la creazione di app a uso interno. L’idea di fondo è chiara: se parti del governo stesso hanno riconosciuto i vantaggi dell’approccio di Apple in materia di sicurezza, privacy e sviluppo app, le accuse di pratiche anticoncorrenziali perderebbero parecchia forza. Apple sottolinea anche di aver selezionato con cura solo 14 delle 444 agenzie governative, proprio per evitare l’obiezione di una richiesta troppo ampia.
La risposta del governo: richieste irrilevanti e troppo onerose
Il governo degli Stati Uniti ha risposto in modo netto. Secondo la posizione ufficiale, le richieste di Apple sono irrilevanti, eccessivamente gravose e con ogni probabilità coinvolgerebbero materiali classificati o coperti da privilegi. Le 14 agenzie citate, alcune delle quali appartenenti alla comunità di intelligence, non regolamentano gli smartphone, non hanno partecipato all’indagine e non fanno parte di questo contenzioso.
Il governo articola la propria difesa su tre punti. Primo: le agenzie coinvolte sono troppo distanti dal mercato consumer degli smartphone al centro della causa. Secondo: quelle agenzie andrebbero trattate come soggetti terzi sotto la Rule 45, non come parte degli Stati Uniti per la discovery ordinaria. Terzo: le richieste di Apple sono troppo ampie e imporrebbero ricerche onerose attraverso sistemi governativi sensibili, a fronte di una rilevanza che il governo giudica limitata. Le agenzie non acquistano né utilizzano smartphone come i consumatori comuni, e raccogliere, esaminare e produrre i documenti richiesti, compresi quelli presenti in sistemi classificati, richiederebbe uno sforzo straordinario a carico dei contribuenti.
