Tra le scommesse tecnologiche più ambiziose su cui si sta lavorando, ci sarebbe un motore nucleare in grado di spingerci sempre più in là nello spazio, olltre i confini che oggi consideriamo raggiungibili nel nostro sistema solare. E le cose, a quanto pare, stanno procedendo più velocemente del previsto.
Quando si parla di esplorazione spaziale nelle zone più remote e gelide, quelle che vanno da Marte in poi fino a superare l’orbita di Plutone, il problema principale è sempre lo stesso: come alimentare una sonda là dove la luce del Sole diventa troppo fioca per i classici pannelli fotovoltaici. È un limite fisico, concreto, che ha condizionato decenni di missioni. E proprio per superarlo si stanno sviluppando sistemi di propulsione nucleare di nuova generazione, capaci di garantire energia stabile e duratura anche a distanze enormi dalla nostra stella.
Il generatore Next Gen RTG di L3Harris supera un traguardo chiave
Tra le realtà più avanzate in questo campo c’è L3Harris, azienda statunitense che ha recentemente annunciato un passo avanti significativo. Il suo generatore termoelettrico a radioisotopi di nuova generazione, battezzato Next Gen RTG, ha superato con successo la revisione critica del progetto lo scorso 2 aprile. Per chi non mastica gergo ingegneristico aerospaziale, si tratta di una sorta di esame tecnico molto rigoroso: il sistema viene passato al setaccio per verificare che ogni singolo requisito sia rispettato. E il fatto che lo abbia superato significa, in parole semplici, che si può passare dalla fase di progettazione a quella di fabbricazione reale.
Non è un dettaglio da poco. I generatori a radioisotopi sono dispositivi che convertono il calore prodotto dal decadimento di materiale radioattivo in energia elettrica. Funzionano senza bisogno di luce solare, senza parti mobili e con una longevità che li rende ideali per missioni di lunghissima durata nello spazio profondo. Tecnologie simili hanno già alimentato sonde storiche, ma il Next Gen RTG promette prestazioni migliorate rispetto ai predecessori, il che lo renderebbe adatto a missioni ancora più ambiziose.
Perché il nucleare è la strada obbligata oltre Marte
Vale la pena capire perché la propulsione nucleare e i generatori a radioisotopi non siano una scelta fra tante, ma sostanzialmente l’unica opzione percorribile per lo spazio profondo. Oltre l’orbita di Marte, la quantità di energia solare che raggiunge una sonda crolla in modo drammatico. A livello di Giove è già ridotta a una frazione minima rispetto a quella disponibile nei pressi della Terra, e man mano che ci si allontana ulteriormente la situazione peggiora fino a rendere i pannelli fotovoltaici del tutto inutili. È un muro, di fatto invalicabile con le tecnologie convenzionali.
