Ogni volta che qualcuno apre una mappa sullo smartphone per raggiungere un ristorante, condivide la propria posizione in chat o ordina cibo a domicilio, il telefono si collega a una costellazione di satelliti in orbita attorno alla Terra. Per abitudine, tutti chiamano quella tecnologia GPS, eppure con ogni probabilità lo smartphone non sta usando il sistema di posizionamento americano. Sta usando Galileo, un’infrastruttura al 100% europea che da quasi un decennio guida miliardi di dispositivi ed è diventata un pilastro della sovranità tecnologica dell’Unione Europea.
La questione è più semplice di quanto sembri: il GPS originale è statunitense, gestito dai militari. GLONASS appartiene alla Russia, BeiDou alla Cina. Galileo, invece, è il sistema globale di navigazione satellitare (GNSS) voluto dalla Commissione Europea e dall’Agenzia Spaziale Europea. E c’è un dettaglio che fa tutta la differenza: è l’unica costellazione al mondo sotto controllo interamente civile. Nessun esercito di mezzo, nessun vincolo militare.
Perché gli smartphone preferiscono connettersi a Galileo
La ragione per cui i produttori di telefoni puntano sul sistema europeo è piuttosto diretta: dal punto di vista tecnico, è superiore. Secondo i dati della Commissione Europea, il servizio offerto da Galileo garantisce un margine di errore di appena un metro. Tradotto in termini pratici, significa fino a quattro volte più preciso rispetto al GPS tradizionale. Non è poco.
C’è poi un aspetto normativo che ha accelerato tutto. Dal 2022, l’Unione Europea impone per legge che ogni smartphone commercializzato nel mercato europeo integri un chip compatibile con Galileo. I principali produttori di processori, come Qualcomm, Broadcom e MediaTek, lo inseriscono ormai di serie nei loro componenti. Il risultato? Più di cinque miliardi di utenti nel mondo si collegano alla costellazione europea, spesso senza nemmeno saperlo.
Quel che succede nella realtà è che il segnale di posizionamento del telefono è un mix di segnali GNSS provenienti da più sistemi, ma Galileo ha un ruolo da protagonista. Chi ha un dispositivo Android e vuole verificare a quali satelliti è connesso può farlo installando applicazioni gratuite come GPS Test, che mostrano in tempo reale la costellazione agganciata.
Molto più di una questione di mappe: la sovranità tecnologica europea
Ridurre Galileo a un semplice strumento per non perdersi sarebbe un errore grossolano. L’impegno dell’Unione Europea nel mantenere e potenziare questo sistema, che è prossimo al lancio della sua seconda generazione, ha radici strategiche profonde.
Il posizionamento satellitare oggi è alla base di servizi che si possono definire critici senza esagerare: l’aviazione civile, il sistema eCall per le chiamate di emergenza automatiche dalle automobili, il trasporto merci su scala continentale e persino la sincronizzazione delle transazioni finanziarie internazionali. Per dare un’idea della portata economica, si stima che circa il 10% del PIL annuale dell’Unione Europea dipenda dalla navigazione satellitare. Non è un numero da prendere alla leggera.
Tra le novità più recenti c’è il servizio OSNMA, implementato lo scorso anno, che aggiunge una firma digitale al segnale per impedire tentativi di spoofing e manomissione. Galileo si rafforza proprio per garantire che l’Europa non debba dipendere dai satelliti degli Stati Uniti o dell’Asia in caso di crisi geopolitiche o interruzioni del servizio.
Quindi, quando il punto blu sulla mappa si muove con precisione millimetrica mentre qualcuno cammina per strada, quel segnale arriva con ogni probabilità dallo spazio europeo. Galileo è già lì, silenzioso e operativo, anche se quasi nessuno lo chiama per nome.
