L’Antitrust ha deciso di vederci chiaro sul Progetto PRISM, l’accordo di RAN Sharing con cui TIM e Fastweb + Vodafone puntano a condividere le infrastrutture attive di rete mobile per dare una spinta concreta all’espansione del 5G in Italia. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) lo ha comunicato l’11 maggio 2026, pubblicando il bollettino settimanale numero 19/2026 contenente il Provvedimento n. 31940, adottato nella riunione del 21 aprile 2026.
Vale la pena ricordare come tutto sia partito. Il 7 gennaio 2026, Fastweb + Vodafone e TIM avevano annunciato un accordo preliminare per condividere la rete di accesso radio mobile su circa 15.500 siti esistenti. L’obiettivo dichiarato era chiaro: accelerare la copertura 5G soprattutto nei comuni con meno di 35mila abitanti, dove investire singolarmente risulta poco conveniente. Ciascun operatore avrebbe potuto sfruttare l’infrastruttura dell’altro, evitando duplicazioni, ma mantenendo piena autonomia commerciale e indipendenza tecnologica. Le offerte, i servizi, le strategie di mercato sarebbero rimasti separati.
Per rendere operativo il tutto, TIM e Fastweb + Vodafone avevano previsto la creazione di una Joint Venture cooperativa, senza titolarità su infrastrutture o frequenze, con il solo compito di gestire gli aspetti operativi e amministrativi. Le decisioni strategiche sarebbero rimaste nelle mani dei singoli operatori. La condivisione avrebbe riguardato le componenti della rete di accesso, ma non la Core Network, che ciascuno avrebbe continuato a gestire in esclusiva. Gli investimenti futuri in condivisione avrebbero coperto le tecnologie 2G, 4G e 5G, escludendo però il 5G Standalone. Dal punto di vista geografico, il progetto prevede una suddivisione in cui 10 regioni vengono assegnate a TIM e 10 a Fastweb, con l’operatore designato come “Prime” responsabile della progettazione, realizzazione e manutenzione della rete condivisa nella propria area.
Le preoccupazioni dell’Antitrust e i possibili rischi per la concorrenza
Qui entra in gioco la valutazione dell’AGCM, che non ha usato mezzi termini. Secondo l’Autorità, l’accordo di RAN Sharing tra TIM e Fastweb + Vodafone interessa sia il mercato all’ingrosso di accesso e raccolta delle chiamate su reti mobili, sia quello al dettaglio. E il punto cruciale è questo: Fastweb e TIM risultano essere il primo e il secondo operatore in entrambi i mercati, oltre che i primi due per dotazione di frequenze.
Il perimetro della condivisione, sottolinea l’Antitrust, comprende la quasi totalità degli elementi della rete di accesso radiomobile, sia passivi che attivi, e l’intera dotazione frequenziale di ciascuna parte, attraverso un modello tecnicamente definito MOCN (Multi Operator Core Network). Un modello che, secondo AGCM, richiede una valutazione più attenta rispetto ad altre forme di condivisione. I comuni coinvolti corrispondono a circa il 90% del territorio nazionale e interessano il 60% della popolazione italiana. Le parti condividerebbero almeno 580 MHz, oltre il 60% dello spettro assegnato per i servizi mobili nelle aree coperte dall’accordo.
L’Antitrust ha individuato diversi profili di rischio. Sul piano della concorrenza statica, l’accordo potrebbe limitare la competizione in termini di qualità e prezzo. Su quello della concorrenza dinamica, potrebbe ridurre gli incentivi a investire individualmente nelle rispettive reti, con possibili ritardi nell’innovazione a danno degli utenti finali. C’è poi la questione delle future gare per l’assegnazione delle frequenze: la condivisione anticipata e prolungata potrebbe favorire scambi di informazioni sensibili, attenuare la competitività e incentivare strategie coordinate.
L’apertura formale del procedimento e le prossime tappe
TIM e Fastweb + Vodafone hanno difeso il Progetto PRISM sostenendo che è pensato per realizzare miglioramenti strutturali e qualitativi dell’infrastruttura nei piccoli centri, dove difficilmente si sarebbe investito singolarmente. L’Antitrust ha preso nota, precisando che eventuali efficienze saranno oggetto di valutazione attenta qualora venga accertata la natura restrittiva dell’accordo.
Con il provvedimento pubblicato l’11 maggio 2026, l’AGCM ha dunque avviato formalmente l’istruttoria nei confronti di Fastweb e TIM per accertare possibili violazioni dell’Articolo 101 TFUE. Le parti avranno 60 giorni dalla notifica per esercitare il diritto di essere sentite. Il procedimento I882 relativo all’accordo di RAN Sharing dovrà concludersi entro il 30 aprile 2027, salvo eventuali proroghe.
