Una Opel elettrica che nasce sulla stessa linea di montaggio dove, dal 1982, sono state prodotte 11 milioni di Corsa. Accanto, una berlina rialzata cinese pronta a raggiungere i concessionari europei. Non è fantascienza industriale, ma il piano che Stellantis e Leapmotor hanno ufficializzato l’8 maggio 2026, dando un’accelerata importante a quella partnership strategica che in poco più di due anni è diventata lo strumento con cui il gruppo guidato da Antonio Filosa vuole rispondere all’avanzata dei costruttori asiatici nel mercato del vecchio continente.
Il cuore di tutto è lo stabilimento di Figueruelas, alle porte di Saragozza. Lì, dove oggi si assemblano Peugeot 208 e Lancia Ypsilon, si sta valutando l’aggiunta di una linea produttiva completamente nuova, dedicata a un C-SUV elettrico Opel ancora inedito. Il debutto è ipotizzato per il 2028, ma non sarà il primo veicolo a uscire da quei nastri trasportatori sotto la regia congiunta dei due partner. Già nel corso del 2026, infatti, potrebbe partire la produzione del B10, il C-SUV con cui Leapmotor ha conquistato diversi mercati internazionali e che condividerà piattaforma e know how tecnico con il futuro crossover del marchio di Rüsselsheim.
Costi più bassi e identità Opel: la formula industriale dietro al progetto
La logica industriale è piuttosto esplicita e segna un cambio di passo rispetto al passato. Il nuovo modello tedesco, pensato per posizionarsi tra Mokka e Grandland, attingerà in modo massiccio all’ecosistema di componenti sviluppato dalla joint venture Leapmotor International (LPMI). L’obiettivo è sfruttare l’efficienza della filiera cinese dei veicoli elettrici per abbattere i costi finali. Detto in modo semplice: portare nelle concessionarie europee un’elettrica accessibile senza sacrificare il design e l’identità di un marchio storico come Opel.
C’è poi un secondo pilastro dell’intesa, meno visibile al grande pubblico ma probabilmente ancora più importante dal punto di vista strategico. Stellantis e Leapmotor hanno deciso di unire le forze anche sul fronte degli acquisti, usando la dimensione combinata dei due gruppi attraverso LPMI per ottenere condizioni migliori dai fornitori. Da un lato si punta a prezzi più competitivi grazie alla supply chain cinese, dall’altro a valorizzare le capacità produttive europee per aumentarne la resilienza e velocizzare i tempi di lancio dei prossimi modelli. È il segno tangibile di come la geografia industriale stia cambiando: non più scontro frontale tra Oriente e Occidente, ma integrazione selettiva delle competenze.
Villaverde cambia pelle e i numeri di LPMI parlano chiaro
Altro capitolo rilevante riguarda lo stabilimento madrileno di Villaverde, fino a oggi casa della Citroën C4 in via di pensionamento. Il sito riceverà nuova linfa con l’assegnazione di un futuro modello Leapmotor destinato all’Europa e ai mercati MEA, con avvio previsto per la prima metà del 2028. La proprietà stessa dell’impianto è peraltro in discussione per un potenziale trasferimento alla controllata spagnola di LPMI. Se confermato, sarebbe il primo caso di uno stabilimento storicamente europeo che passa sotto il controllo di una joint venture a maggioranza italoamericana ma con anima sinoeuropea.
I numeri aiutano a capire perché i vertici siano tanto entusiasti. Da quando, nell’ottobre 2023, Stellantis è entrata in Leapmotor con una quota di circa il 21% diventandone il primo azionista, la joint venture ha bruciato le tappe. Lanciata nel 2024 con i modelli T03 e C10, ha già toccato oltre 850 punti vendita in Europa e chiuso il 2025 con più di 40.000 consegne. L’espansione ha poi investito Sud America, Asia Pacifico, Medio Oriente e Africa, mentre nell’aprile 2026 il marchio è sbarcato anche in Messico.
Lo stesso Filosa parla di “vera vittoria per entrambi”, sottolineando come l’accordo porti supporto alla produzione, posti di lavoro e localizzazione avanzata in Europa. Dal fronte cinese, Zhu Jiangming, fondatore di Leapmotor, rilancia evocando una combinazione “straordinariamente potente” tra le tecnologie del suo gruppo e la portata globale di Stellantis. Va detto chiaramente: l’intesa resta soggetta a studi di fattibilità, accordi definitivi e alle consuete autorizzazioni regolatorie. Le tempistiche potrebbero slittare, alcuni dettagli industriali sono ancora da definire. Ma la direzione è tracciata: il futuro elettrico di Opel parlerà spagnolo nella produzione, tedesco nel design e cinese nella sostanza tecnica.
