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FIFA Mondiali 2026: diritti tv venduti in 175 paesi, ma mancano Cina e India

FIFA fatica a chiudere gli accordi tv con Cina e India, lasciando quasi tre miliardi di spettatori senza copertura

scritto da Ilenia Violante 10/05/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
FIFA Mondiali 2026: diritti tv venduti in 175 paesi, ma mancano Cina e India - Mondiali 2026 diritti tv
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Il conto alla rovescia per i Mondiali 2026 è partito da un pezzo, eppure due dei mercati televisivi più importanti del pianeta rischiano di restare al buio. A meno di cinque settimane dal fischio d’inizio della partita inaugurale, la FIFA ha firmato contratti di trasmissione con oltre 175 paesi. Peccato che nella lista manchino ancora Cina e India, che messe insieme fanno quasi tre miliardi di persone. Una fetta enorme di pubblico potenziale, tagliata fuori da una guerra di prezzi sui diritti di retransmissione che non sembra volersi risolvere in tempi brevi.

Il contesto è quello del più grande Mondiale della storia: 48 nazionali, 104 partite distribuite tra Stati Uniti, Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio. FIFA lo sta promuovendo come l’evento sportivo più visto e trasmesso di sempre. Una promessa ambiziosa, certo, ma che rischia di suonare un po’ vuota senza l’accordo con i due paesi più popolosi della Terra.

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Basta guardare i numeri per capire la posta in gioco. Secondo dati della stessa FIFA, la Cina ha generato il 49,8% di tutte le ore di visione sulle piattaforme digitali e social durante i Mondiali di Qatar 2022. Praticamente la metà dell’intero consumo digitale globale. E l’India non è da meno: 32 milioni di spettatori digitali solo per la finale. Ignorare questi due mercati sarebbe, a dir poco, un autogol clamoroso.

FIFA Mondiali 2026: gli orari sfavorevoli e il nodo dei ricavi pubblicitari

Una parte del problema è legata ai fusi orari. Con il torneo che si gioca in Nordamerica, le partite di maggior richiamo cominceranno alle 3 di notte a Pechino e Shanghai, e alle 0:30 a Nuova Delhi. Orari del genere spazzano via il mercato pubblicitario: a quell’ora, a guardare le partite restano solo i tifosi più sfegatati, e gli inserzionisti non hanno nessuna intenzione di pagare cifre da capogiro per un pubblico ridotto all’osso. Senza entrate pubblicitarie consistenti, le emittenti non riescono a giustificare le decine di milioni di euro che servono per acquisire i diritti.

India e Cina: trattative in stallo e cifre lontanissime

In India, JioStar, il più grande conglomerato mediatico del paese (nato dalla fusione tra Viacom18 e Disney Star), aveva messo sul tavolo circa 18 milioni di euro per i diritti. La FIFA ha rifiutato: voleva circa 90 milioni di euro per un pacchetto che avrebbe incluso anche i diritti del Mondiale 2030. Secondo fonti locali, la FIFA avrebbe poi abbassato la richiesta a circa 32 milioni di euro, ma la trattativa resta aperta.

La situazione in Cina è ancora più complicata. La FIFA avrebbe chiesto tra 230 e 270 milioni di euro per i diritti sul mercato cinese. CCTV, l’unico broadcaster autorizzato per legge a negoziare questi diritti, non sarebbe disposta nemmeno lontanamente ad avvicinarsi a quella cifra. Il suo budget si aggira tra i 55 e i 72 milioni di euro. La FIFA potrebbe scendere a una forchetta tra 110 e 135 milioni, ma resta comunque il doppio di quanto CCTV intende spendere. Sui social network cinesi, intanto, i tifosi protestano per la differenza abissale tra le cifre chieste alla Cina e quelle proposte all’India.

Va detto che CCTV ha trasmesso ogni singola edizione dei Mondiali a partire da Argentina 1978. In passato, gli accordi venivano chiusi con largo anticipo, lasciando il tempo di organizzare campagne promozionali e attrarre sponsor. Per i Mondiali 2018 e 2022, ad esempio, i diritti erano già assicurati con mesi di margine. Stavolta invece non c’è nulla di firmato a cinque settimane dal via. E c’è un problema ulteriore. Diversi giornalisti cinesi avrebbero avuto difficoltà a ottenere i visti per coprire il torneo, il che ridurrebbe la qualità delle trasmissioni e, a cascata, il loro appeal per gli sponsor cinesi, che tra l’altro figurano tra i principali finanziatori dell’evento.

Quello che resta, a oggi, è un braccio di ferro tra forze milionarie che tirano in direzioni opposte, con la consapevolezza che ogni settimana senza un accordo firmato significa pubblicità e sponsorizzazioni che evaporano. E milioni di tifosi in tutta l’Asia che si mangiano le unghie, non per una serie di rigori, ma per sapere se potranno almeno vedere i Mondiali 2026.

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Ilenia Violante
Ilenia Violante

Laureata in Culture Digitali con Specialistica in Marketing. Faccio della lettura e la scrittura il mio lavoro nonché la mia più grande passione !

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