Una sonda stratosferica italiana ha raggiunto i 34.500 metri di quota e trasmesso oltre 40 immagini in tempo reale, catturando la curvatura terrestre in modo nitido e spettacolare. A progettarla e costruirla è stato Tommaso Schiesaro, un ragazzo di appena 19 anni originario del Polesine, che con la missione Pixel-1.2 ha stabilito un nuovo record personale davvero notevole.
La missione Pixel-1.2: oltre 34 km di quota dal Polesine
C’è qualcosa di straordinario nel fatto che un diciannovenne, dal cuore della pianura veneta, sia riuscito a spedire una sonda stratosferica così in alto da rendere visibile a occhio nudo la curvatura del nostro pianeta. Parliamo di 34.500 metri, una quota che supera abbondantemente il limite della troposfera e si colloca nella parte alta della stratosfera, dove il cielo diventa scuro e l’orizzonte si piega in modo inequivocabile. La missione Pixel-1.2, portata avanti da Tommaso Schiesaro, non è stata solo un esperimento tecnologico riuscito, ma una vera e propria impresa che mette insieme ingegno, passione e una buona dose di coraggio progettuale.
La sonda stratosferica italiana ha trasmesso oltre 40 immagini in tempo reale durante il volo, documentando ogni fase dell’ascesa. Non stiamo parlando di foto scattate e recuperate dopo l’atterraggio, ma di un flusso di dati visivi inviati mentre il dispositivo saliva sempre più in alto. Questo aspetto tecnico rende il risultato ancora più significativo, perché la trasmissione in tempo reale da quelle altitudini richiede una progettazione radio e una gestione energetica tutt’altro che banali, specialmente per un progetto portato avanti da un singolo ragazzo.
Un record che parla di talento e determinazione
Tommaso Schiesaro ha 19 anni e viene dal Polesine, una zona che non è esattamente il primo posto che viene in mente quando si pensa a imprese aerospaziali. Eppure è proprio da lì che è partita questa sonda stratosferica capace di arrivare dove pochi progetti amatoriali riescono ad arrivare. Il record di 34.500 metri rappresenta il suo massimo personale, un traguardo che racconta quanto lavoro e quanta preparazione ci siano dietro a un lancio del genere.
La curvatura terrestre, visibile nelle immagini catturate dalla sonda, è uno di quegli elementi che colpiscono immediatamente chiunque guardi le foto. A quelle altitudini l’atmosfera si assottiglia, il blu del cielo lascia spazio al nero dello spazio e il profilo del pianeta si curva in modo evidente. Ottenere questo tipo di documentazione con un progetto costruito da un ragazzo di 19 anni dà la misura di quanto il talento individuale possa spingersi lontano, letteralmente.
La missione Pixel-1.2 si inserisce in un filone di sperimentazione che negli ultimi anni ha visto crescere l’interesse verso le sonde stratosferiche amatoriali, ma raggiungere quota 34.500 metri con trasmissione dati in tempo reale resta un risultato che si distingue nettamente dalla media. Tommaso Schiesaro, con questo lancio, ha dimostrato che anche senza grandi budget o infrastrutture istituzionali è possibile raccogliere dati e immagini da altitudini che fino a qualche anno fa erano appannaggio esclusivo di agenzie spaziali e centri di ricerca avanzati.
