La battaglia legale sulla Serie A in streaming entra in una fase completamente nuova, e stavolta si parla di cifre che fanno girare la testa. Sky ha deciso di portare TIM e Dazn davanti al Tribunale di Milano, chiedendo un risarcimento danni che potrebbe toccare quota 1,9 miliardi di euro. Al centro di tutto c’è quell’accordo sui diritti del campionato italiano per il triennio 2021/2024, quello che l’Antitrust ha già bollato come una “grave intesa restrittiva della concorrenza”. Dopo anni di istruttorie, ricorsi e sentenze amministrative, la partita si gioca adesso sul piano del danno economico concreto.
La vicenda ruota attorno al cosiddetto “Deal Memo Distribution”, firmato da TIM e Dazn il 27 gennaio 2021, poco prima della gara per l’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A. Quell’accordo ha segnato il passaggio del massimo campionato italiano verso il modello streaming, con Dazn che si è aggiudicata la trasmissione in esclusiva di tutte le dieci partite settimanali, mentre Sky ha mantenuto la co-esclusiva su tre incontri. Un assetto che, secondo l’AGCM (l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), non è nato da una semplice dinamica di mercato ma da un patto che alterava le condizioni competitive.
Cosa ha stabilito l’Antitrust e perché conta adesso
Secondo la ricostruzione dell’Antitrust, TIM si impegnava a sostenere economicamente Dazn nella corsa ai diritti della Serie A, garantendo un importante minimo annuo. In cambio, Dazn accettava vincoli che, sempre secondo l’AGCM, ne avrebbero ridotto l’autonomia commerciale e la libertà di stringere partnership con altri operatori. Il risultato pratico? La Serie A veniva integrata nelle offerte Timvision, restringendo la concorrenza nella distribuzione del campionato. Nel corso del procedimento, anche altri soggetti del settore avevano segnalato la situazione: tra questi Fastweb, Vodafone, Wind Tre e Open Fiber.
Il percorso amministrativo è stato lungo e articolato. Il primo pronunciamento dell’Antitrust risale al 2023, seguito dai ricorsi al Tar del Lazio nel 2024 e poi al Consiglio di Stato nel 2025. I giudici amministrativi hanno confermato che l’accordo tra TIM e Dazn violava le regole della concorrenza. L’AGCM ha poi rivisto al ribasso le sanzioni: a gennaio 2026 le multe sono state ridotte a 3,6 milioni di euro per Dazn e a 760.776 euro per TIM, rispetto ai 7,2 milioni e 800.000 euro inizialmente previsti. Il taglio degli importi, però, non ha modificato la sostanza: per l’Antitrust l’intesa restava restrittiva e la condotta contestata era durata un anno e sette mesi.
La causa civile di Sky: numeri e tempistiche
Ora lo scontro cambia completamente terreno. La causa civile avviata da Sky punta a tradurre gli effetti di quell’accordo in una richiesta economica molto pesante. Stando alla documentazione diffusa da TIM insieme ai risultati del primo trimestre, Sky chiede 1,1 miliardi di euro per mancati profitti. Ma il totale potrebbe lievitare fino a 1,9 miliardi se si includono 500 milioni di euro di interessi e fino a 380 milioni di euro per danni legati alla svalutazione del marchio. La richiesta si baserebbe su valutazioni riservate commissionate da Sky a esperti esterni.
TIM ha inoltre comunicato di essere stata informata della causa il 25 marzo e di attendersi le udienze principali nell’ultimo trimestre dell’anno. Nella stessa documentazione, la società ha precisato che un eventuale risarcimento sarebbe ripartito tra TIM e Dazn secondo criteri ancora da definire.
