Anthropic e Google hanno appena chiuso un accordo miliardario che fa girare la testa solo a leggere le cifre coinvolte. La startup creatrice dei modelli Claude si è impegnata a versare a Google qualcosa come 180 miliardi di euro nell’arco dei prossimi cinque anni, una somma che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata fantascienza anche per il settore tech più ottimista.
A cosa servono tutti quei soldi
Il cuore dell’accordo tra Anthropic e Google ruota attorno a una necessità molto concreta: l’accesso prioritario ai server cloud e soprattutto ai chip indispensabili per addestrare e far funzionare i sistemi di intelligenza artificiale. Perché sì, costruire e mantenere modelli AI di frontiera costa una quantità di denaro che la maggior parte delle persone fatica anche solo a immaginare. E Anthropic non è nuova a mosse di questo calibro. Ha già stretto intese simili con altri colossi, tra cui Amazon, alimentando un sistema di scambi miliardari che sta letteralmente gonfiando i bilanci delle principali aziende tech del pianeta.
Le stime attuali danno un’idea piuttosto chiara della portata del fenomeno: questo tipo di contratti ha generato un portafoglio di entrate future che sfiora i 2.000 miliardi di euro complessivi per aziende come Microsoft, Google, Oracle e Amazon. Numeri che fanno capire quanto il settore dell’intelligenza artificiale sia diventato un motore economico senza precedenti, capace di spostare equilibri finanziari su scala globale.
Costi enormi e qualche dubbio sulla sostenibilità
Se le entrate sono impressionanti, lo sono altrettanto i costi. Per il solo 2026 si parla di spese operative che potrebbero toccare i 18 miliardi di euro per Anthropic e addirittura i 40 miliardi per OpenAI. Un ritmo di spesa che pone una domanda legittima: tutto questo apparato è davvero sostenibile nel lungo periodo?
La costruzione e il mantenimento dei data center necessari per supportare una tale potenza di calcolo mettono sotto pressione risorse che non sono infinite. E intanto la carenza di memorie RAM continua a influenzare i prezzi dei dispositivi tecnologici, con effetti a catena che si sentono ben oltre il mondo dell’AI. Anche i produttori di componenti hardware, come NVIDIA, stanno partecipando a questo gioco di investimenti incrociati, rendendo il mercato estremamente dinamico ma forse fragile.
