Sembra che il Giappone stia facendo sul serio in merito all’eolico galleggiante. Il governo di Tokyo ha messo nel mirino le acque al largo della catena delle isole Izu per costruire quello che potrebbe diventare il più grande impianto di questo tipo mai realizzato al mondo. Un progetto che punta a raggiungere almeno 1 gigawatt di potenza entro il 2035, una cifra che da sola racconta quanto sia alta l’asticella.
Un parco eolico galleggiante da record mondiale
Il piano è tanto semplice da spiegare quanto complicato da realizzare. Tokyo vuole piazzare un enorme parco eolico galleggiante in mare aperto, sfruttando le condizioni favorevoli delle acque che circondano le isole Izu. La quantità di energia elettrica che si punta a generare è paragonabile a quella di un reattore nucleare, il che rende l’idea della portata dell’operazione. Tutta quella potenza non resterebbe confinata al largo: servirebbe sia le comunità locali delle isole sia la terraferma, contribuendo in modo significativo al fabbisogno energetico della capitale giapponese.
Il Giappone, del resto, ha una necessità crescente di diversificare le proprie fonti di energia. Accanto ai progetti legati al nucleare, che restano centrali nella strategia del paese, l’eolico galleggiante rappresenta una scommessa sulle rinnovabili che potrebbe cambiare gli equilibri a livello globale. Non si tratta di un esperimento su piccola scala o di un progetto pilota: qui si parla di un impianto pensato per produrre energia in quantità industriale.
Il confronto con la Norvegia e la sfida della scala
Per capire quanto sia ambizioso il progetto di Tokyo basta un confronto. Oggi il più grande parco eolico galleggiante operativo al mondo si trova in Norvegia, e la sua capacità non arriva nemmeno a 100 megawatt. Quello che il Giappone vuole fare è decuplicare quella scala, passando da poche decine di megawatt a un intero gigawatt. È un salto enorme, il tipo di balzo tecnologico e logistico che non si vede spesso nel settore energetico.
L’eolico galleggiante ha un vantaggio importante rispetto a quello tradizionale con fondamenta fisse: può essere installato in acque molto più profonde, dove i venti sono generalmente più forti e costanti. Questo lo rende particolarmente adatto a un paese come il Giappone, circondato da oceano ma con fondali che scendono rapidamente. Le isole Izu offrono proprio quel tipo di scenario, con spazi marini vasti e condizioni ventose che potrebbero garantire una produzione stabile di energia.
