Il National Science Board, organo fondato nel 1950 per guidare le politiche scientifiche degli Stati Uniti, è stato smantellato dall’amministrazione Trump con effetto immediato. Tutti i 22 membri hanno ricevuto una semplice email che comunicava la fine del loro servizio, senza preavviso e senza particolari spiegazioni. Una decisione che ha colpito nel vivo il mondo della ricerca americana, arrivata proprio mentre il consiglio stava ultimando un report sullo stato della ricerca scientifica nel Paese.
Il licenziamento del National Science Board: cosa è successo
La notizia ha un peso enorme, anche se la dinamica è stata quasi banale nella sua brutalità. Una mail, poche righe, e un ente con oltre settant’anni di storia si ritrova azzerato da un giorno all’altro. Il National Science Board non era un organo qualsiasi: dal 1950 rappresentava il punto di riferimento istituzionale per le decisioni in materia di finanziamenti scientifici e orientamento della ricerca pubblica negli Stati Uniti. Parliamo di un consiglio che influenzava le scelte strategiche su quali ambiti della scienza meritassero risorse federali, quali programmi sostenere e come posizionare il Paese nel panorama della ricerca globale.
I 22 membri, tutti esperti di alto profilo, stavano lavorando attivamente. Non erano in una fase di stallo o di transizione. Stavano portando a termine un report sulla ricerca USA, un documento che avrebbe potuto incidere sulle prossime scelte politiche in ambito scientifico. E invece si sono ritrovati fuori, tutti insieme, con un termine di servizio comunicato via posta elettronica. Il tempismo della decisione dell’amministrazione Trump solleva più di qualche interrogativo, perché colpire un organo consultivo proprio nel momento in cui sta producendo analisi e raccomandazioni non è esattamente un segnale rassicurante per chi lavora nella ricerca.
Le conseguenze per la scienza americana
Quello che resta, dopo lo smantellamento del National Science Board, è soprattutto un vuoto istituzionale. Non esiste al momento un organismo equivalente che possa svolgere le stesse funzioni di indirizzo e supervisione sulle politiche scientifiche federali. E questo genera un’incertezza concreta che va ben oltre il piano simbolico. Chi decide ora le priorità della ricerca pubblica americana? Chi valuta l’efficacia dei programmi finanziati con soldi federali? Sono domande che non hanno ancora una risposta chiara.
L’azzeramento del consiglio si inserisce in un contesto più ampio di ridefinizione del rapporto tra amministrazione Trump e mondo scientifico. Le politiche sui finanziamenti alla ricerca erano già oggetto di dibattito acceso, e questa mossa non fa che alimentare la preoccupazione tra ricercatori, università e centri di eccellenza sparsi per tutto il Paese. La comunità scientifica statunitense si trova ora a fare i conti con uno scenario in cui le strutture di supporto istituzionale vengono rimosse senza che venga proposta un’alternativa.
Il report che il National Science Board stava completando al momento del licenziamento collettivo rimane a questo punto in un limbo. Non è chiaro se verrà mai pubblicato, né se qualcun altro verrà incaricato di portarlo a termine. Un lavoro di analisi e raccolta dati che potrebbe semplicemente finire nel nulla, insieme alla competenza accumulata dai 22 membri estromessi dall’organo consultivo che per decenni ha contribuito a definire il futuro della ricerca scientifica negli Stati Uniti.
