Camion elettrici al posto dei diesel nelle miniere: sembra una di quelle promesse verdi che restano sulla carta, e invece il colosso minerario australiano Fortescue sta già risparmiando circa 375 milioni di euro all’anno in carburante grazie a questa transizione. Una cifra che all’inizio del 2026 era già impressionante, ma che con la crisi dello Stretto di Hormuz e l’impennata del prezzo del petrolio ha assunto un peso ancora più concreto.
Il cuore della flotta: il Liebherr T264 Battery Electric
Il protagonista di questa trasformazione è il Liebherr T264 Battery Electric, un camion da miniera elettrico e autonomo nato dalla collaborazione con Fortescue Zero, il braccio tecnologico del gruppo australiano. Parliamo di un mezzo che a vuoto pesa 176 tonnellate e può trasportarne oltre 240 di carico. La batteria da 3,2 MWh si ricarica in un tempo compreso tra 12 e 58 minuti, grazie a un caricatore rapido da 6 MW sviluppato da Liebherr. Per dare un’idea della potenza in gioco: quello stesso caricatore potrebbe ricaricare una Tesla Model Y in circa trenta secondi.
E non è solo una questione di autonomia o tempi di ricarica. Il T264 Battery Electric riesce a superare in velocità in salita il suo equivalente diesel, perché i motori elettrici erogano la potenza in modo istantaneo. Secondo Liebherr, una flotta composta da questi camion elettrici può abbattere il costo energetico per tonnellata trasportata dell’86% rispetto ai modelli diesel. Un dato che cambia completamente i conti economici di qualsiasi operazione mineraria su larga scala.
A settembre 2024 Fortescue ha siglato con Liebherr un accordo da circa 2,6 miliardi di euro per la fornitura di 475 macchine a zero emissioni: 360 camion T264 autonomi a batteria, 55 escavatori elettrici R9400 E e 60 bulldozer PR776. Questa flotta copre circa due terzi dell’attuale parco mezzi nelle operazioni in Australia Occidentale. Nel 2025 si è aggiunto un secondo fornitore, il cinese XCMG, che dovrebbe fornire fino alla metà della futura flotta di 300/400 camion a zero emissioni, con consegne previste tra il 2028 e il 2030.
Perché i camion elettrici sono diventati una necessità strategica
Per capire la portata di questa scelta, basta guardare un numero: nel solo anno fiscale 2024 la flotta di mezzi da miniera di Fortescue ha bruciato circa 450 milioni di litri di diesel. Da soli, questi consumi rappresentano il 51% di tutte le emissioni dirette dell’azienda. L’obiettivo dichiarato è eliminare completamente quel diesel entro il 2030.
Ma l’elettrificazione non è più soltanto una questione ambientale. La crisi geopolitica in corso ha aggiunto un argomento economico impossibile da ignorare. Dal 4 marzo 2026 lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso al traffico commerciale, in seguito al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il Brent ha toccato quasi EUR 102 al barile nel momento più critico, con un rialzo superiore al 55% rispetto ai livelli precedenti al conflitto.
Per un’azienda come Fortescue, che consuma centinaia di milioni di litri di carburante ogni anno, anche oscillazioni moderate del prezzo del diesel si traducono in decine di milioni di euro di costi aggiuntivi. I camion elettrici, in questo scenario, non rappresentano solo una scelta green: diventano una vera e propria forma di indipendenza energetica dai rischi geopolitici, quei rischi che nessun contratto di fornitura tradizionale può davvero neutralizzare del tutto.
