Jan Koum è il cofondatore di WhatsApp, l’app di messaggistica che praticamente chiunque ha installata sullo smartphone. Ma dietro quella vendita miliardaria a Meta c’è una storia personale che sembra uscita da un film, fatta di povertà, assistenza sociale e una determinazione fuori dal comune. Quando si parla della nascita di WhatsApp, spesso ci si concentra sui numeri impressionanti dell’acquisizione, circa 19 miliardi di euro. Eppure, il percorso umano di Jan Koum merita almeno altrettanta attenzione.
Da un villaggio ucraino ai sussidi americani
Jan Koum è nato e cresciuto in Ucraina, in condizioni economiche tutt’altro che facili. La sua famiglia non aveva molto, e quando emigrò negli Stati Uniti la situazione non migliorò dall’oggi al domani. Anzi, per un periodo Jan Koum e sua madre vissero grazie all’assistenza sociale. Buoni pasto, aiuti statali: quella era la quotidianità. Non esattamente il profilo che ci si aspetterebbe dal futuro creatore di una delle app più usate al mondo.
Eppure è proprio da quel contesto che Jan Koum ha sviluppato una visione molto precisa di cosa significasse comunicare in modo semplice ed economico. Crescendo in un paese dove le telefonate costavano troppo e la privacy era un lusso, l’idea di un’applicazione di messaggistica accessibile a tutti non era solo un progetto imprenditoriale. Era qualcosa di profondamente personale.
La vendita di WhatsApp a Meta e quei numeri da capogiro
Quando nel 2014 Meta, all’epoca ancora conosciuta come Facebook, decise di acquistare WhatsApp, il prezzo concordato fu di circa 19 miliardi di euro. Una cifra che fece tremare l’intero settore tecnologico e che rese quell’operazione uno dei momenti più significativi nella storia dell’informatica moderna. Per Jan Koum significò passare, nel giro di pochi anni, dai sussidi governativi a una ricchezza quasi incalcolabile.
L’acquisizione di WhatsApp da parte di Meta rappresentò un vero e proprio spartiacque. Non solo per le dimensioni economiche dell’accordo, ma anche per il messaggio che portava con sé: un ragazzo arrivato dall’Ucraina senza un soldo in tasca era riuscito a costruire qualcosa che valeva più di molte aziende quotate in borsa. Il tutto partendo da un’idea apparentemente banale, permettere alle persone di scambiarsi messaggi via internet senza pagare gli SMS.
Oggi WhatsApp conta miliardi di utenti in tutto il mondo. La si usa per parlare con amici, familiari, colleghi di lavoro. È diventata uno strumento così radicato nelle abitudini quotidiane che immaginare di farne a meno sembra quasi impossibile. E pensare che tutto è nato dalla mente di qualcuno che, fino a non molto tempo prima, faceva fatica ad arrivare a fine mese.
