Samsung ha chiuso il primo trimestre del 2026 con numeri che definire eccezionali è quasi riduttivo. Utili operativi da record, ricavi in crescita verticale e una divisione semiconduttori che da sola ha generato la quasi totalità dei profitti. Eppure, dietro questi risultati straordinari, il colosso sudcoreano lancia un avvertimento tutt’altro che rassicurante: la crisi dei chip non solo non è finita, ma rischia di peggiorare nel corso del 2027. Un paradosso che racconta bene la fase che sta attraversando l’industria tecnologica globale, stretta tra una domanda esplosiva di componenti per l’intelligenza artificiale e una capacità produttiva che non riesce a stare al passo.
Utili record grazie ai semiconduttori per l’IA
I numeri parlano chiaro, e sono impressionanti. Samsung ha registrato un utile operativo trimestrale di circa 38 miliardi e 400 milioni di euro, di cui ben 36 miliardi e 100 milioni di euro arrivano direttamente dalla divisione chip. Per capire la portata di questo salto basta un confronto: nello stesso periodo dell’anno precedente, l’utile si fermava a circa 740 milioni di euro. Una crescita che ha dell’incredibile e che racconta quanto il mercato dei semiconduttori sia diventato il vero motore economico dell’azienda.
I ricavi complessivi sono cresciuti del 69% su base annua, toccando quota 90 miliardi di euro circa. A trainare tutto questo è stata la domanda insaziabile di chip avanzati destinati ai sistemi di intelligenza artificiale, in particolare gli acceleratori sviluppati da aziende come NVIDIA. La diffusione massiccia dei data center dedicati all’IA ha fatto esplodere le richieste, spingendo i produttori a concentrare risorse e capacità produttiva sui componenti più sofisticati. Samsung ha anche confermato di aver siglato contratti pluriennali con diversi clienti per garantire la fornitura futura di chip, anche se non sono stati resi noti i nomi dei partner né le condizioni specifiche degli accordi.
Il divario tra domanda e offerta potrebbe allargarsi nel 2027
Ed è qui che il quadro si complica. Perché se da un lato Samsung macina profitti come mai prima, dall’altro il mercato mostra crepe strutturali che non si possono ignorare. Lo spostamento massiccio di risorse verso i chip più avanzati ha ridotto la disponibilità di soluzioni tradizionali, creando squilibri nell’offerta complessiva che si ripercuotono su tutta la filiera produttiva.
Secondo i dirigenti di Samsung, la domanda attuale supera già la capacità produttiva disponibile. E le previsioni non sono per niente confortanti: il divario tra domanda e offerta potrebbe ampliarsi ulteriormente entro il 2027, anche perché costruire nuovi impianti produttivi richiede tempi lunghi che non si possono comprimere più di tanto. Nel frattempo, le grandi aziende tecnologiche continuano ad aumentare gli investimenti in intelligenza artificiale, il che da una parte rafforza le prospettive di crescita del settore, ma dall’altra alimenta proprio quella pressione sulla produzione che sta alla base della crisi.
A complicare ulteriormente lo scenario ci sono poi fattori esterni che sfuggono al controllo dell’industria dei chip. I costi energetici restano una variabile critica, così come le difficoltà logistiche, entrambi influenzati dall’andamento dei prezzi del petrolio e dalla situazione geopolitica legata al conflitto in Iran, che fa lievitare anche i costi dei circuiti stampati. Samsung si trova quindi in una posizione paradossale: mai così redditizia, eppure consapevole che il terreno sotto i piedi è meno solido di quanto i numeri possano far pensare.
