Una multa per eccesso di velocità rilevata in tangenziale, con un’auto che viaggiava a 129 km/h, è stata annullata dal giudice. La vicenda, che riguarda un automobilista sanzionato per aver superato il limite su un tratto di tangenziale, sta facendo discutere perché mette in luce un aspetto procedurale che molti automobilisti ignorano completamente. Non si tratta di un cavillo irrilevante, ma di un principio che i tribunali italiani hanno ribadito più volte e che può fare la differenza tra pagare centinaia di euro o vedersela annullare.
Il punto centrale della questione è piuttosto chiaro. Quando viene contestata una violazione dei limiti di velocità, non basta che l’apparecchio rilevi un dato numerico. Ci sono delle condizioni precise che devono essere rispettate, sia in termini di segnaletica stradale che di corretta installazione e funzionamento del dispositivo di rilevamento. E nel caso specifico di questa multa annullata, qualcosa in quella catena non ha funzionato come avrebbe dovuto.
Perché il giudice ha dato ragione all’automobilista
Il ricorso presentato dall’automobilista si basava su un elemento che viene spesso sottovalutato: la taratura dell’autovelox. Per essere considerata valida, la rilevazione della velocità deve provenire da un dispositivo sottoposto a regolari controlli e verifiche di funzionamento. Se manca la documentazione che attesti la corretta taratura dello strumento, il verbale perde la sua efficacia probatoria. Questo è esattamente quello che è successo.
Il giudice, esaminando la documentazione prodotta in giudizio, ha riscontrato che non era stata fornita prova sufficiente della regolare manutenzione e calibrazione dell’apparecchio utilizzato per il rilevamento dei 129 km/h. Senza questa certificazione, la multa non poteva reggersi. E poco importa che la velocità rilevata fosse effettivamente superiore al limite: il problema stava a monte, nella validità stessa della misurazione.
Questa pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato. La Corte di Cassazione ha stabilito in diverse occasioni che l’onere di dimostrare il corretto funzionamento dell’autovelox spetta all’amministrazione che ha emesso la sanzione, non al cittadino che la contesta. Un principio che ribalta la prospettiva rispetto a quanto molti credono.
Cosa significa questo per gli automobilisti
Chi riceve una multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox ha quindi il diritto di chiedere all’ente accertatore la documentazione relativa alla taratura del dispositivo. Se questa risulta assente, scaduta o incompleta, le possibilità di ottenere l’annullamento della sanzione aumentano in modo significativo.
Va detto che non tutte le multe presentano questo tipo di vizio. Molti Comuni e gestori stradali si sono nel tempo adeguati, conservando con cura i certificati di taratura e le prove del regolare funzionamento degli strumenti. Però il caso della multa annullata per i 129 km/h in tangenziale dimostra che le eccezioni esistono ancora, e che vale sempre la pena verificare prima di pagare senza opporsi.
L’automobilista in questione ha ottenuto l’annullamento completo del verbale, compresa la decurtazione dei punti dalla patente collegata alla violazione contestata.
