La convinzione che bruciare legna sia una scelta ecologica e a basso impatto ambientale è radicata da sempre, soprattutto tra chi vive in montagna o in zone rurali. Una stufa a legna evoca calore domestico, tradizione, contatto con la natura. Eppure uno studio recente sta ribaltando questa narrazione in modo piuttosto netto, dimostrando che l’energia da combustione del legno potrebbe essere molto più dannosa per il clima rispetto a quanto si pensava. E sì, persino rispetto al gas naturale.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Sustainability, ha preso di mira in particolare le strategie climatiche di diversi paesi, tra cui il Regno Unito, che fanno affidamento sulla combustione di legna e materiali di scarto vegetale per produrre elettricità. Il punto centrale è chiaro: bruciare legna per generare energia non è affatto quella soluzione verde che molti governi avevano messo al centro dei propri piani di decarbonizzazione. Anzi, il confronto con il gas naturale restituisce numeri che fanno riflettere parecchio.
Il problema del sistema BECCS
Al cuore della questione c’è un meccanismo che sulla carta suona quasi perfetto. Si chiama BECCS, acronimo che sta per bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio. Il concetto è questo: gli alberi crescendo assorbono CO2 dall’atmosfera, poi il legno viene bruciato per produrre energia e la CO2 rilasciata durante la combustione viene catturata e sepolta sottoterra. Risultato teorico? Emissioni negative, cioè si toglierebbe più anidride carbonica di quanta se ne produce. Un sogno, praticamente.
Ma un team internazionale composto da esperti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito e Cina ha dimostrato che la realtà è ben diversa dal modello teorico. Anche utilizzando tecnologie avanzate per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, bruciare legno per generare elettricità risulta molto più dannoso per il clima rispetto all’utilizzo del gas naturale. Questo significa che il sistema BECCS, almeno nella sua applicazione attuale, non mantiene le promesse.
Perché bruciare legna non è la soluzione verde che sembra
Il punto è che la narrazione intorno alla legna come fonte energetica pulita si regge su un’assunzione fondamentale: che il ciclo del carbonio si chiuda in tempi ragionevoli. Gli alberi assorbono CO2, è vero. Ma la crescita richiede decenni, mentre la combustione rilascia tutto quel carbonio in pochi istanti. Questo sfasamento temporale rende il bilancio molto meno favorevole di quanto appaia nei modelli semplificati.
Lo studio pubblicato su Nature Sustainability mette in discussione le fondamenta stesse delle strategie climatiche di quei paesi che hanno puntato forte sulle centrali a biomasse. Il Regno Unito è tra i più esposti, avendo investito risorse significative in impianti che bruciano pellet di legno importato per produrre energia elettrica. Ma il messaggio della ricerca vale per chiunque consideri la combustione di legna un’alternativa ecologica al gas.
