Una causa legale contro Nintendo of America è stata depositata da due clienti statunitensi che chiedono alla compagnia di restituire ai consumatori i soldi ricevuti come rimborso per i dazi imposti dall’amministrazione Trump. La questione è piuttosto semplice da capire, anche se ha implicazioni enormi: Nintendo avrebbe incassato due volte sugli stessi dazi, una volta alzando i prezzi ai consumatori e una seconda volta ottenendo il rimborso dal governo federale. Ed è esattamente questo il punto su cui si gioca tutta la partita.
La class action proposta è stata depositata martedì presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto occidentale di Washington. Secondo il documento, Nintendo of America non ha preso alcun impegno per rimborsare i clienti che hanno pagato prezzi più alti a causa dei dazi ora annullati. La causa accusa la compagnia di “arricchimento ingiusto” e di aver violato la legge sulla tutela dei consumatori dello stato di Washington. Nel testo della causa si legge chiaramente: a meno che un tribunale non intervenga, Nintendo si troverebbe a recuperare gli stessi pagamenti tariffari due volte, una dai consumatori attraverso i prezzi aumentati e una dal governo federale attraverso i rimborsi, comprensivi di interessi. Nintendo of America, controllata del colosso giapponese dei videogiochi Nintendo, non ha rilasciato commenti sulla vicenda.
Da dove nasce tutta la questione dei dazi
Il contesto va ricostruito partendo da febbraio 2025, quando il presidente Donald Trump invocò l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 per giustificare l’aumento delle tasse sulle merci importate da quasi ogni paese del mondo. Prima che la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarasse illegittimi quei dazi, nel febbraio 2026, il governo aveva già incassato oltre 160 miliardi di dollari (circa 145 miliardi di euro) da migliaia di aziende. Nintendo of America era tra queste.
In risposta ai dazi, Nintendo aveva aumentato il costo di diversi accessori tra i 5 e i EUR 9 (circa 4,50 e 9 euro) già nell’aprile 2025, attribuendo il rincaro a “cambiamenti nelle condizioni di mercato”. Poi, nell’agosto dello stesso anno, erano arrivati rincari più pesanti sull’hardware: il prezzo di Switch Lite era salito di EUR 26 (circa 27 euro) e quello di Switch OLED di EUR 43 (circa 45 euro). Aumenti tutt’altro che trascurabili, che adesso i consumatori vogliono vedersi restituire.
Non solo Nintendo: cause simili contro altri grandi marchi
La causa contro Nintendo of America non è un caso isolato. Azioni legali con lo stesso obiettivo sono state intentate anche contro EssilorLuxottica, il produttore di Ray-Ban, e contro il marchio di abbigliamento Lululemon. Nel frattempo, compagnie di spedizione come FedEx, DHL e UPS hanno già promesso di trasferire ai propri clienti i rimborsi ricevuti dal governo. La causa è stata presentata da Gregory Hoffert, residente in California, e Prashant Sharan, residente nello stato di Washington. I due chiedono danni non specificati e la restituzione a favore di tutti i consumatori che hanno acquistato prodotti Nintendo tra il primo febbraio 2025 e il 24 febbraio 2026, ovvero il periodo in cui i dazi erano effettivamente in vigore.
