Il fenomeno dei deepfake sta raggiungendo proporzioni preoccupanti, alimentato dalla diffusione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale. Foto e video manipolati, costruiti per sembrare autentici, circolano ormai ovunque e con una facilità impressionante. E il Paese dove il problema è più grave è, senza troppi giri di parole, gli Stati Uniti. Un dato che non stupisce più di tanto, se si pensa che persino Donald Trump ha diffuso in prima persona immagini false che lo vedevano protagonista.
A mettere nero su bianco i numeri di questa emergenza è IdentifAI, una startup italiana specializzata nel riconoscimento di contenuti generati dall’AI. La società ha pubblicato il primo Deepfake Intelligence Report, un’analisi piuttosto corposa che copre il periodo tra il 2020 e il 2026, in pratica gli anni dell’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa. Dai dati emerge che gli Stati Uniti si piazzano di gran lunga al primo posto tra i Paesi più colpiti, con quasi il 50% dei casi censiti (46,9% per la precisione). Dietro, ma parecchio distaccati, si trovano il Regno Unito con l’8,2%, l’India con il 7,2% e Israele con il 6,6%. Percentuali più contenute, ma comunque degne di nota, riguardano Iran, Corea del Sud e Australia.
Video manipolati e politica: ecco dove colpiscono di più i deepfake
Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda le tipologie di contenuto usate per veicolare i deepfake. Verrebbe da pensare che le immagini statiche, più facili e veloci da creare, siano il mezzo preferito. E invece no. I video manipolati dominano la scena e rappresentano il 45,6% di tutti i deepfake individuati. Al secondo posto ci sono i contenuti misti, che combinano più formati, con il 25,2%. Le immagini, pur essendo le più semplici da produrre, si fermano al terzo posto con il 17,4%. C’è poi un dato che fa riflettere parecchio: la manipolazione vocale è in crescita e copre ormai il 10,5% dei casi.
Ma per fare cosa, esattamente? La ricerca di IdentifAI lo chiarisce bene. L’uso principale dei deepfake è la manipolazione politica, che rappresenta il 24,6% delle minacce globali. Subito dopo vengono le frodi, con circa il 20%, un ambito dove video e audio falsi vengono sfruttati per ingannare vittime e ottenere denaro o informazioni sensibili. La pornografia non consensuale si attesta all’11,3%, un numero che racconta una realtà comunque molto seria e diffusa.
