Il terzo volo di New Glenn, il mega razzo di Blue Origin, si è trasformato in un mezzo disastro. Quello che domenica scorsa sembrava un lancio destinato a entrare nella storia si è rivelato solo un successo parziale, e ora la Federal Aviation Administration ha imposto uno stop immediato alle operazioni. L’autorità statunitense ha ordinato all’azienda di Jeff Bezos di condurre un’indagine approfondita su quanto accaduto allo stadio superiore del vettore durante la missione.
La conseguenza diretta è abbastanza pesante: Blue Origin aveva già programmato altre dodici missioni entro la fine dell’anno, e a questo punto è quasi certo che quella tabella di marcia non potrà essere rispettata. I voli resteranno sospesi finché l’analisi non sarà completata e i problemi identificati e risolti.
Un successo a metà che lascia l’amaro in bocca
Va detto che non tutto è andato storto. Anzi, una parte della missione ha funzionato in modo eccellente. Per la prima volta, Blue Origin è riuscita a riutilizzare un booster di New Glenn, facendolo atterrare con precisione su una nave drone posizionata nell’oceano. Era lo stesso booster impiegato nella missione Escapade, e il risultato rappresentava un passo avanti enorme, capace potenzialmente di intaccare il vantaggio tecnologico di SpaceX.
Il vero obiettivo della missione, però, era un altro: mettere in orbita un satellite per le comunicazioni di AST SpaceMobile. Ed è qui che le cose sono andate male. Dopo una separazione del secondo stadio apparentemente corretta, uno dei motori della parte superiore non ha generato la spinta necessaria. Il satellite è finito in un’orbita troppo bassa, diventando di fatto inutilizzabile. AST SpaceMobile ha già confermato che l’apparecchio è da considerarsi perso: brucerà rientrando nell’atmosfera terrestre.
Il CEO di Blue Origin, Dave Limp, ha riconosciuto il problema legato al motore dello stadio superiore, ma questo non ha impedito le ripercussioni sul mercato. Il titolo di AST SpaceMobile ha perso oltre il 10% in borsa il lunedì mattina successivo al lancio. Sul fronte economico immediato, la situazione è parzialmente contenuta: la copertura assicurativa dovrebbe coprire i costi del satellite perso, e altri esemplari sono già pronti per futuri lanci.
Le conseguenze a lungo termine per Blue Origin
Il danno più serio, però, potrebbe non essere quello immediato. Blue Origin è attualmente impegnata con la Space Force degli Stati Uniti per missioni legate alla sicurezza nazionale e sta collaborando con la NASA per lo sviluppo del lander lunare. Un’indagine della FAA e uno stop prolungato ai voli di New Glenn rischiano di complicare parecchio questi rapporti istituzionali, proprio in un momento in cui l’azienda stava cercando di dimostrare la propria affidabilità nel panorama spaziale commerciale e governativo.
