Una giuria federale di Manhattan ha stabilito che Live Nation, attraverso Ticketmaster, ha esercitato un monopolio illegale nel settore degli eventi dal vivo, contribuendo anche a far lievitare i prezzi dei biglietti per il pubblico. Il verdetto arriva al termine di un processo durato sei settimane, che riapre completamente la questione sul controllo del mercato dei concerti negli Stati Uniti e si inserisce in un’azione legale che puntava anche alla possibile separazione delle attività del gruppo.
Il procedimento ha visto anche la testimonianza dell’amministratore delegato, Michael Rapino, e si è chiuso con una valutazione piuttosto netta: la società ha abusato della propria posizione dominante su più fronti. La giuria ha riconosciuto responsabilità sia per il monopolio nel ticketing sia per il controllo delle grandi arene, oltre che per il legame tra promozione dei concerti e utilizzo delle venue. Un’integrazione verticale che, nei fatti, ha limitato la concorrenza in modo significativo.
Secondo quanto emerso durante le udienze, questo sistema avrebbe generato un sovrapprezzo medio di circa 1,50 euro per biglietto. A sostenere l’accusa è stata una vasta coalizione di stati americani, che ha deciso di portare avanti il caso anche dopo il ritiro del Dipartimento di Giustizia, avvenuto nelle prime fasi del processo a seguito di un accordo separato con la società.
Un sistema di pressioni che soffocava la concorrenza
Nel corso del processo sono intervenuti dirigenti aziendali, artisti, manager e operatori del settore, oltre a società concorrenti. La ricostruzione presentata dagli stati ha dipinto un quadro in cui Live Nation avrebbe esercitato pressioni sui gestori delle strutture dove si tengono i concerti, anche attraverso minacce implicite di ridurre o ritirare eventi. Di fatto, organizzare tournée su larga scala negli Stati Uniti senza passare dalla rete di Ticketmaster era diventato estremamente difficile, se non impossibile.
Questo tipo di dinamica è ciò che ha portato la giuria a riconoscere il monopolio illegale: non si trattava semplicemente di essere i più grandi sul mercato, ma di usare quella dimensione per schiacciare chiunque provasse a competere. Un dettaglio che rende il verdetto particolarmente pesante per il gruppo.
Cosa succede adesso per Ticketmaster e Live Nation
Il giudice federale Arun Subramanian dovrà ora stabilire le conseguenze concrete del verdetto, sia sul piano economico sia su quello strutturale. Le richieste avanzate dagli stati arrivano fino a circa 620 milioni di euro e includono anche la possibilità di imporre la vendita di Ticketmaster, uno scenario che porterebbe a una separazione delle attività del gruppo. Live Nation ha già annunciato ricorso e contesterà sia l’entità dei danni sia eventuali misure correttive, aprendo la strada a un contenzioso destinato a proseguire ancora a lungo.
Tutto parte dall’acquisizione di Ticketmaster nel 2010, autorizzata con condizioni precise che vietavano pratiche escludenti. Negli anni successivi, però, le autorità hanno rilevato comportamenti ritenuti incompatibili con quegli impegni. Il caso è tornato al centro dell’attenzione pubblica soprattutto dopo il caos del 2022 nella vendita dei biglietti per il tour “Eras” di Taylor Swift, quando milioni di fan erano rimasti esclusi dall’acquisto. Da lì si è arrivati alla nuova azione legale avviata nel 2024.
