Che qualcuno compri un Tesla Cybertruck e lo riporti indietro dopo appena 24 ore dice già parecchio. Ma quando il motivo è legato a mesi di esposizione all’aperto prima della consegna, la faccenda diventa ancora più significativa. È successo a un cliente texano, Reza Soltani, che dopo aver sborsato circa 100.000 dollari per il pick-up elettrico di Tesla ha deciso di restituirlo il giorno stesso del ritiro. La ragione? Il suo esemplare di Cybertruck era stato prodotto circa quattro mesi prima della consegna e per tutto quel periodo era rimasto fermo in un piazzale, esposto a sole, pioggia e qualsiasi altra condizione atmosferica del Texas. Non esattamente quello che ci si aspetta da un veicolo appena acquistato a quel prezzo.
La scoperta sarebbe avvenuta quando Soltani ha indagato più a fondo sulla storia del veicolo, realizzando solo dopo il ritiro che il suo Cybertruck aveva passato mesi a “cuocere” all’aperto. E qui viene il punto dolente: la carrozzeria in acciaio inox del pick-up, come altri proprietari hanno già documentato, può sviluppare aloni e segni visibili dopo un’esposizione prolungata agli agenti atmosferici. Non solo: anche la batteria ad alta tensione rischia di risentirne, soprattutto dopo lunghi periodi di inattività in condizioni ambientali variabili. Insomma, un bel problema per chi paga una cifra simile aspettandosi un veicolo in condizioni impeccabili.
Troppi Cybertruck invenduti e un problema che si allarga
Il nodo della questione è più ampio di un singolo caso. Dopo le numerosissime prenotazioni raccolte al momento della presentazione, Tesla ha avviato la produzione del Cybertruck su larga scala. Il problema è che la domanda reale non ha tenuto il passo, lasciando tantissimi esemplari invenduti e parcheggiati in strada in attesa di compratori. Una situazione che ha creato esattamente il tipo di inconveniente capitato a Soltani, con veicoli che restano fermi per settimane o mesi prima di trovare un acquirente.
Vale la pena ricordare che il Cybertruck si aggiudicò il titolo di Concept Car of the Year nel 2019, quando il suo design squadrato e futuristico sembrava promettere una rivoluzione nel segmento dei pick-up. I pannelli in acciaio inox laminati a freddo con spessore di 3 mm e il telaio monoscocca, battezzato esoscheletro al posto del classico telaio a longheroni dei pick-up tradizionali americani, dovevano rappresentare il manifesto di un nuovo modo di pensare i veicoli elettrici.
Una svalutazione che racconta molto
Le cose però sono andate diversamente. Dal debutto sul mercato, il Cybertruck ha dovuto fare i conti con avarie tecniche, numerosi richiami e una gestione commerciale che ha sollevato più di qualche dubbio. La svalutazione del modello è stata una conseguenza piuttosto naturale di tutto questo, con un impatto mediatico pesante anche per Elon Musk. Un pick-up che avrebbe dovuto incarnare il lusso della mobilità green si è trasformato in qualcosa di molto diverso dalle aspettative iniziali. I dubbi sull’affidabilità e sulla capacità di Tesla di gestire adeguatamente la distribuzione del Cybertruck rappresentano un segnale preoccupante per il colosso americano.
