Sette anni a lavorare sotto traccia, senza fare rumore, senza metriche di crescita da sventolare davanti agli investitori. E adesso Xoople, la startup con sede a Tres Cantos, alle porte di Madrid, si presenta al mondo con un round di Serie B da circa 120 milioni di euro, guidato da Nazca Capital e con la partecipazione di MCH Private Equity, il CDTI, Buenavista Equity Partners e Endeavor Catalyst. Con i finanziamenti accumulati fino ad oggi, circa 210 milioni di euro complessivi, la startup madrilena si candida ufficialmente allo status di unicorno e diventa una delle scommesse più particolari dell’intero ecosistema spaziale europeo.
Il punto è che Xoople non ha scelto la strada più facile. Ha deciso di essere infrastruttura prima ancora che prodotto, e questo la colloca in una categoria diversa rispetto a praticamente qualsiasi altra startup spaziale del continente. Fondata nel 2019, l’azienda ha sviluppato una costellazione proprietaria di satelliti combinata con una piattaforma di elaborazione dati basata su intelligenza artificiale chiamata EarthAI. L’obiettivo dichiarato dai fondatori è ambizioso: creare quello che definiscono il “sistema di registro della Terra” per l’era della cosiddetta IA agente. Dati geospaziali di precisione scientifica, pronti per addestrare modelli e alimentare flussi di lavoro autonomi nelle aziende. Chi pensa a Google Earth si ferma alla superficie, perché quello che Xoople sta costruendo non è visualizzazione ma infrastruttura di dati.
L’accordo con L3Harris e i primi clienti in anteprima
C’è un pezzo del puzzle che alza parecchio il livello della proposta. Xoople ha firmato un accordo con L3Harris Technologies, uno dei principali contractor della difesa aerospaziale statunitense. I sensori sviluppati con tecnologia di grado militare, adattati poi all’uso commerciale, promettono di catturare un volume di dati due ordini di grandezza superiore rispetto ai sistemi di monitoraggio attualmente in uso. Tradotto: non è un miglioramento incrementale, è un salto enorme.
La commercializzazione è partita quest’anno, con clienti in anteprima privata tra agenzie governative e aziende della lista Fortune 500. Una lista d’attesa che suggerisce come il problema della fiducia istituzionale sia in via di risoluzione, anche se il passaggio da una fase di preview a contratti di lungo periodo con governi e grandi corporation resta il salto che Xoople deve ancora dimostrare di saper compiere.
Il segnale che arriva dal capitale e dal settore spaziale spagnolo
Chi ha messo soldi in questo round racconta una storia che va oltre la cifra. Il CDTI, l’ente pubblico spagnolo per l’innovazione tecnologica, è dentro il capitale di Xoople da tempo e la classifica come Empresa Estratégica, il più grande investimento del suo programma Innvierte. Il fatto che Nazca Capital, il fondo più attivo dell’ecosistema iberoamericano, abbia guidato la Serie B insieme a MCH Private Equity è un segnale piuttosto chiaro: il capitale privato vede in Xoople qualcosa di più concreto di una semplice promessa tecnologica.
E poi c’è il contesto più ampio. Appena un mese fa, PLD Space ha chiuso 180 milioni di euro di Serie C. Il settore spaziale spagnolo ha smesso di essere una nota a margine nell’ecosistema europeo. Resta il fatto che il modello di Xoople richiede ai propri clienti di affidare infrastruttura dati critica a una startup, e in settori come difesa, gestione climatica o infrastrutture urbane, quella soglia di fiducia istituzionale rappresenta un collo di bottiglia ancora più stretto della tecnologia stessa.