La guerra in Iran sta spaccando il movimento Maga dall’interno, e la frattura sembra stavolta difficile da ricucire. Diverse figure mediatiche di punta della destra americana, che per anni hanno costruito il proprio pubblico sostenendo Donald Trump, hanno nei giorni scorsi preso le distanze dal presidente in modo netto e pubblico, arrivando a chiederne la rimozione dall’incarico.
Candace Owens è stata tra le prime a farsi sentire, invocando su X il ricorso al 25° emendamento della Costituzione americana, quello che disciplina la procedura per sollevare un presidente dall’incarico. Le sue parole non hanno lasciato spazio a interpretazioni. Sulla stessa linea si è posizionata l’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene, che ha definito l’operato di Trump in Iran “malvagità e follia”. Anche il noto complottista di destra Alex Jones ha chiesto l’applicazione del 25° emendamento nel suo programma InfoWars. Tucker Carlson ha parlato di comportamento ignobile commentando i recenti post di Trump sull’Iran pubblicati su Truth, mentre il comico Theo Von, ospite del podcast di Joe Rogan, ha usato parole ancora più taglienti nei confronti di Stati Uniti e Israele.
La risposta di Trump e le accuse agli influencer
La reazione della Casa Bianca non si è fatta attendere. In un lungo post su Truth, Trump ha attaccato direttamente Owens, Carlson e Jones, definendoli “piantagrane squilibrati” in cerca di pubblicità e accomunati da un “basso quoziente intellettivo”. Un registro comunicativo in linea con i toni sempre più sopra le righe che caratterizzano la comunicazione presidenziale di questo secondo mandato.
Sul fronte opposto, la frangia ancora fedele a Trump ha risposto cercando di delegittimare i dissidenti. L’attivista conservatrice Laura Loomer ha definito le posizioni di Owens come un’evidente operazione di influenza straniera, chiedendo un’indagine del dipartimento di Giustizia. Jack Posobiec e Benny Johnson hanno fatto eco all’appello, in un tentativo di spostare il dibattito dal merito della guerra alle presunte motivazioni di chi la critica.
Lo scollamento tra Casa Bianca e creator
C’è però un elemento che racconta la situazione meglio di qualsiasi dichiarazione pubblica. Durante il secondo mandato di Trump, il governo aveva stretto una collaborazione sistematica con i creator per diffondere la propria narrazione online, arrivando a revocare accrediti stampa a testate tradizionali per rimpiazzarle con figure come Loomer e altri influencer fedeli. Sul fronte della guerra in Iran, però, quella rete di distribuzione non è stata attivata. Secondo una fonte vicina alle dinamiche tra governo e influencer repubblicani, l’amministrazione non ha contattato i creator per comunicare il conflitto. La ragione è semplice: “La destra online non era favorevole e non c’era nulla che potesse cambiare la situazione. Il massimo che potevano sperare era il silenzio.” Un silenzio che, come si è visto, non è arrivato.
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