La notizia era quasi prevedibile, ma fa comunque un certo effetto. Apple ha rimosso Bitchat dal proprio store in Cina, obbedendo a un ordine diretto del governo di Pechino. A confermare la cosa è stato lo stesso Jack Dorsey, sviluppatore dell’app di messaggistica che ha una particolarità non da poco: funziona senza connessione Internet. Ed è proprio questa caratteristica ad aver dato fastidio alle autorità cinesi, che si sono trovate davanti a uno strumento impossibile da bloccare con i metodi tradizionali.
In Cina, come è risaputo, l’accesso alla maggior parte dei servizi di messaggistica occidentali è bloccato da tempo. Il meccanismo di censura funziona piuttosto bene perché queste piattaforme dipendono tutte dal cloud. Bitchat, però, è un animale completamente diverso. L’app è stata annunciata da Dorsey all’inizio di luglio 2025 ed è arrivata su iOS a fine dello stesso mese, portandosi dietro un’architettura decentralizzata basata su reti mesh Bluetooth LE. Tradotto in parole semplici: i messaggi viaggiano direttamente da un dispositivo all’altro, senza passare per nessun server centrale e senza bisogno di una connessione di rete. Niente rete da tagliare, niente censura possibile. Almeno, non nel modo classico.
L’app era già diventata molto popolare tra gli utenti durante le proteste in Madagascar, Indonesia, Nepal, Uganda e Iran. Paesi dove la possibilità di comunicare senza dipendere da un’infrastruttura Internet controllata dal governo si è rivelata fondamentale.
La richiesta della Cyberspace Administration of China e la risposta di Apple
Non potendo bloccare Bitchat con gli strumenti di censura digitale abituali, il governo cinese ha scelto una strada diversa: andare direttamente alla fonte. Dorsey ha pubblicato su X la comunicazione ricevuta da Apple, nella quale si spiega che la rimozione di Bitchat dall’App Store è avvenuta su richiesta della Cyberspace Administration of China. Secondo quanto indicato nella lettera, l’app viola una legge in vigore da novembre 2018 che vieta i servizi capaci di influenzare l’opinione pubblica e consentire forme di mobilitazione sociale.
Nella stessa comunicazione, Apple precisa di rispettare le leggi locali dei paesi in cui opera. E non è la prima volta che questo accade: lo stesso trattamento è stato riservato in passato a WhatsApp, Signal, Threads, Telegram e diverse VPN, tutte rimosse dallo store cinese su richiesta delle autorità. Un pattern ormai consolidato, che mette in una luce piuttosto complicata le dichiarazioni di Apple sulla tutela della privacy e la difesa dei diritti umani. Da un lato le promesse, dall’altro la necessità di mantenere la presenza su un mercato enorme come quello cinese.
