Il caro carburante non colpisce tutti allo stesso modo. Chi usa la propria auto diesel quasi esclusivamente nel traffico cittadino vive una realtà molto diversa rispetto a chi macina chilometri su strade extraurbane o in autostrada. E la differenza non si limita al prezzo del pieno: entrano in gioco i consumi reali, le restrizioni alla circolazione, i costi indiretti e perfino il valore futuro del veicolo. Capire dove il gasolio incide di più sul portafoglio può fare la differenza tra tenere la macchina, cambiarla o semplicemente ripensare il modo in cui la si usa ogni giorno.
Partiamo da un dato di fatto: in ambito urbano, con tragitti brevi e continui stop and go, il motore diesel lavora lontano dalle sue condizioni ottimali. I consumi salgono rispetto ai valori dichiarati e l’effetto del caro carburante sul costo chilometrico si amplifica parecchio. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti, ripresi nel report della Commissione Allerta Rapida Carburanti del MIMIT, i listini medi nazionali distinguono tra self e servito, ma il vero punto è un altro: quanto spesso si fa rifornimento e quanti chilometri si percorrono tra un pieno e l’altro.
C’è poi la questione delle ZTL e dei blocchi. Gli indicatori del parco veicolare ISTAT relativi al 2024 mostrano che il 93,9% dei veicoli in Italia è ancora alimentato a benzina, gasolio o gas, con una densità media di 2.788 veicoli per km² nelle aree urbanizzate e addirittura 3.990 veicoli per km² nei comuni capoluogo. In questo contesto le amministrazioni introducono limitazioni per le classi emissive più datate, zone a traffico limitato e divieti temporanei che colpiscono direttamente chi guida un’auto diesel in città. E non finisce qui: se un’area centrale diventa accessibile solo con permessi o veicoli meno inquinanti, la vettura diesel potrebbe richiedere percorsi più lunghi per aggirare le zone vietate, facendo salire ulteriormente i consumi. Pedaggi urbani e tariffe di sosta differenziate per categoria ambientale erodono quel che resta del vantaggio economico.
Percorsi extraurbani e lunghi viaggi: il diesel cambia volto
Il quadro si ribalta quando si parla di percorsi extraurbani e autostradali. A velocità costanti e con regimi di rotazione stabili, il motore diesel esprime il meglio della propria efficienza. Anche con un prezzo del gasolio elevato, il consumo specifico per chilometro può restare competitivo rispetto ad altre alimentazioni, soprattutto se il veicolo è moderno e ben mantenuto. Il caro carburante incide comunque sul pieno, certo, ma viene parzialmente compensato dalla maggiore autonomia e da meno soste al distributore.
I dati ISTAT sul trasporto merci confermano questa centralità del gasolio nei flussi su strada: i vettori italiani coprono l’8,2% del totale UE27 in termini di tonnellate per chilometro, con una crescita dei volumi movimentati su strada del 29,6% tra il 2014 e il 2024. Per chi percorre ogni settimana tratte miste con prevalenza di extraurbano, il peso del caro gasolio si distribuisce su un chilometraggio elevato, mantenendo il costo per chilometro relativamente contenuto.
Valore futuro dell’auto e consigli per chi guida diesel
Il valore residuo di un’auto diesel dipende molto dal contesto territoriale. Nelle grandi città, dove la pressione per ridurre le emissioni è più forte, le prospettive di rivendita delle vetture a gasolio risultano più incerte. In aree meno congestionate o a vocazione extraurbana, invece, la domanda di auto diesel può mantenersi più stabile, soprattutto tra chi percorre molti chilometri per lavoro.
