Due crateri lunari ancora privi di denominazione ufficiale potrebbero presto avere un nome grazie all’equipaggio di Artemis II. Durante il sorvolo della Luna, gli astronauti a bordo della capsula Orion hanno individuato a occhio nudo due formazioni geologiche al confine del bacino Orientale, una regione che porta i segni di uno dei più violenti impatti mai avvenuti sulla superficie lunare e che segna il passaggio tra il lato visibile e quello nascosto del nostro satellite.
Dopo aver verificato che nessuno dei due crateri avesse ancora ricevuto un nome ufficiale, l’equipaggio ha proposto di battezzarli Integrity e Carroll. Il primo richiama uno dei valori fondanti della missione Artemis II, insieme a Teamwork e Courage. Il secondo, invece, ha un significato profondamente personale: Carroll è il nome della defunta moglie del comandante della missione, Reid Wiseman. Stando a quanto comunicato dalla Nasa, la proposta è arrivata dall’intero equipaggio, con l’intenzione di onorare la memoria di una persona che non ha fatto in tempo a vedere il marito raggiungere la Luna.
Chi decide i nomi degli oggetti spaziali
La proposta dell’equipaggio di Artemis II, per quanto suggestiva, non basta da sola. La Nasa non ha il potere di assegnare nomi agli oggetti nello spazio. Questo compito spetta all’Unione astronomica internazionale (Uai), che segue una procedura formale e piuttosto rigida.
Ogni proposta deve essere accompagnata da coordinate precise, immagini e una motivazione chiara. A quel punto la richiesta viene sottoposta al Gruppo di lavoro per la nomenclatura planetaria (Working group for planetary system nomenclature), che valuta se il potenziale nuovo nome rispetta le regole stabilite, risulta coerente e possiede una rilevanza culturale o scientifica adeguata. Solo dopo una discussione interna e una votazione la proposta può essere approvata e inserita nell’elenco ufficiale, il Gazetteer of planetary nomenclature. Fino a quel momento qualsiasi denominazione resta provvisoria.
Milioni di crateri, pochi nomi ufficiali
Può sembrare strano, ma nonostante la Luna sia stata completamente mappata da decenni e oggi esistano modelli topografici ad altissima risoluzione, non tutti gli elementi della superficie lunare hanno un nome. Il motivo è semplice: i crateri lunari sono milioni, con dimensioni che vanno dai 10 metri a oltre 150 chilometri di diametro. L’Uai decide quali battezzare sulla base della loro importanza storica e scientifica. Al momento solo 9.137 elementi topografici lunari possono vantare una denominazione ufficiale.
Il che rende la proposta dell’equipaggio di Artemis II tutt’altro che scontata. Non è detto che venga accolta, ma il fatto stesso che sia stata formulata racconta qualcosa di quella missione e di chi vi ha partecipato. Tra qualche anno, magari, un astronauta riuscirà a visitare di persona il cratere Carroll o Integrity, ripensando alla prima missione con equipaggio verso la Luna del programma Artemis.
