Il prezzo del gas ha subito un calo drastico nella mattinata odierna, con una discesa che ha sorpreso per velocità e intensità. A scatenare il movimento è stata la tregua di due settimane tra USA e Iran, legata a doppio filo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito delle risorse energetiche globali. Sulla borsa di Amsterdam, dove si scambiano i contratti TTF (Title Transfer Facility, il mercato di riferimento europeo per il gas naturale), le quotazioni sono scivolate di oltre il 17%, portandosi poco sotto i 44 euro/MWh. Nei minuti successivi si è registrato un lieve rimbalzo fino a 45,27 euro/MWh, ma il segnale resta chiaro: i mercati hanno accolto la notizia con enorme sollievo. Per dare un po’ di contesto, prima del conflitto il prezzo del gas si aggirava intorno ai 32 euro/MWh, il che significa che la strada per un pieno ritorno alla normalità è ancora lunga, ma la direzione intrapresa è quella giusta.
Il TTF di Amsterdam, vale la pena ricordarlo, è il punto di incontro tra produttori, società di stoccaggio, operatori di rete e società di distribuzione. Quando le quotazioni TTF si muovono con questa violenza, l’effetto si propaga rapidamente su tutta la filiera energetica europea.
Cosa prevede la tregua e come hanno reagito i mercati
L’accordo raggiunto tra USA e Iran prevede il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz sotto la supervisione delle forze armate iraniane. Non si tratta ancora di un accordo definitivo, ma il cessate il fuoco rappresenta una base concreta per arrivare a un’intesa duratura, capace di mettere fine a un conflitto che ha innescato una crisi energetica mondiale senza precedenti. Lo Stretto di Hormuz, del resto, è uno dei colli di bottiglia più delicati del pianeta per quanto riguarda il trasporto di petrolio e gas, e la sua chiusura aveva provocato un’impennata dei costi energetici a livello globale.
La reazione dei mercati è stata immediata e piuttosto eloquente. Subito dopo l’annuncio, non si è mosso soltanto il prezzo del gas: anche il petrolio ha registrato una discesa significativa. Il Brent è crollato del 13%, mentre il WTI ha perso il 15%, con entrambi i benchmark tornati sotto la soglia dei 90 euro circa al barile. Un movimento del genere, tutto concentrato in poche ore, racconta meglio di qualsiasi analisi quanto fosse forte la pressione accumulata sui mercati energetici durante le settimane di tensione tra le due potenze.
Il peso dello Stretto di Hormuz sull’energia globale
La riapertura dello Stretto di Hormuz è il vero punto chiave di tutta la vicenda. Senza il ripristino del transito in quell’area, qualsiasi tregua diplomatica avrebbe avuto un impatto limitato sulle quotazioni. Invece, la garanzia del libero passaggio, anche se sotto supervisione militare iraniana, ha dato ai mercati quel segnale di distensione che aspettavano da settimane. Il prezzo del gas, pur restando ancora ben al di sopra dei livelli pre conflitto, ha iniziato quantomeno a rientrare da quei picchi che stavano mettendo sotto pressione famiglie e imprese in tutta Europa.
Il cessate il fuoco tra USA e Iran, se dovesse trasformarsi in qualcosa di più strutturale, potrebbe riportare progressivamente le quotazioni verso valori più sostenibili. Per ora, i contratti TTF sulla borsa di Amsterdam restano il termometro da osservare giorno per giorno, con quella quota di 45,27 euro/MWh che rappresenta il punto di partenza di una possibile fase di normalizzazione del mercato energetico europeo.
