La riparabilità degli smartphone resta un tema caldo, e i risultati dell’ultimo report pubblicato dall’U.S. PIRG Education Fund non fanno sconti a nessuno. Anzi, colpiscono proprio dove fa più male: i due colossi che dominano il mercato globale, Apple e Samsung, escono malissimo dalla valutazione. Gli iPhone si portano a casa un D meno, mentre i Galaxy non vanno molto meglio con un D secco. A guidare la classifica, un po’ a sorpresa, c’è Motorola con un B+, seguita da Google che strappa una sufficienza risicatissima con un C meno.
La novità vera, però, sta nel metodo. Per la prima volta questo tipo di analisi si appoggia al sistema EPREL dell’Unione Europea, pensato per restituire un quadro più fedele delle difficoltà che si incontrano davvero quando si prova a riparare un dispositivo nel mondo reale. Un approccio diverso rispetto al vecchio sistema francese, e che promette risultati più aderenti all’esperienza concreta di chi si ritrova con uno schermo rotto o una batteria da sostituire.
Cosa viene valutato e perché Apple e Samsung perdono punti
I criteri presi in esame sono parecchi: facilità di smontaggio, uso di componenti e strumenti standard, disponibilità di ricambi, accesso alla documentazione tecnica e durata del supporto software. Un peso particolare viene dato alla possibilità concreta di aprire il dispositivo e intervenire senza dover ricorrere a procedure troppo complicate o a strumenti proprietari.
Ed è proprio sul fronte del supporto software che succede qualcosa di curioso. Apple e Samsung, pur offrendo nella pratica aggiornamenti per periodi più lunghi rispetto alla concorrenza, dichiarano ufficialmente solo il minimo previsto dalla legge, cioè cinque anni. Risultato? Nella valutazione della riparabilità degli smartphone, entrambe ottengono il punteggio più basso in questa categoria. Una penalizzazione che appare, a dirla tutta, un po’ artificiosa.
Il report tiene conto anche della cultura aziendale e degli aspetti etici. I produttori affiliati a gruppi che fanno attività di lobbying contro le normative sul diritto alla riparazione ricevono penalizzazioni aggiuntive. E sotto questo profilo, sia Apple che Samsung perdono ulteriori punti.
I limiti del report: cosa non torna del tutto
Va detto che il report presenta alcune lacune non trascurabili. Il numero di dispositivi analizzati non è uniforme: Samsung viene valutata su un campione ridotto, mentre Google solo su modelli più recenti. Un dettaglio che inevitabilmente incide sulla rappresentatività dei risultati.
C’è poi un’assenza importante: il sistema EPREL non prende in considerazione il costo dei ricambi. E chi ha provato a far riparare uno smartphone sa bene che spesso è proprio il prezzo del pezzo di ricambio a far pendere la bilancia verso l’acquisto di un dispositivo nuovo piuttosto che verso la riparazione di quello vecchio.
Infine, il campione di produttori analizzati è molto ristretto. Solo quattro marchi vengono presi in esame, il che lascia fuori una fetta significativa del mercato. Un limite che rende il quadro sulla riparabilità degli smartphone sicuramente interessante, ma ancora parziale.