Le regole sullo smart working cambiano a partire da oggi, e stavolta la questione non riguarda il modello in sé, ma le responsabilità concrete che ricadono sulle aziende. Il punto centrale è semplice: chi non consegna l’informativa scritta sui rischi ai lavoratori in modalità agile e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) rischia grosso. Le sanzioni possono arrivare fino a 7.403,96 euro, e nei casi più gravi è previsto anche l’arresto da due a quattro mesi.
Non si tratta di una norma inventata dal nulla. L’obbligo di informare chi lavora in modalità agile esisteva già, nero su bianco, nell’articolo 22 della legge 81 del 2017. Il problema è che per anni quell’adempimento è rimasto un po’ in ombra, qualcosa che molte aziende trattavano come una formalità secondaria, senza conseguenze reali. Ecco, adesso le conseguenze ci sono.
Cosa è cambiato con la nuova legge
La svolta arriva con la legge annuale per le piccole e medie imprese (legge n. 34/2026, approvata l’11 marzo), che ha reso quell’obbligo pienamente sanzionabile. Ed è un cambio tutt’altro che cosmetico. Quello che prima poteva essere ignorato senza troppi grattacapi diventa adesso uno degli elementi su cui si misura, in modo diretto, la responsabilità del datore di lavoro.
Fermarsi a guardare solo l’entità delle sanzioni, però, sarebbe riduttivo. Il senso profondo della norma va oltre la multa o la minaccia dell’arresto: ciò che viene davvero rafforzato è lo strumento attraverso cui si gestisce la sicurezza sul lavoro quando l’attività si sposta fuori dai locali dell’azienda. E in un contesto in cui lo smart working non è più un’eccezione ma una realtà strutturale, era un passaggio che prima o poi doveva arrivare.
I numeri dello smart working e il peso della norma
I dati aiutano a capire perché questa novità non è marginale. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, a fine 2025 i lavoratori da remoto in Italia erano circa 3,57 milioni, con una crescita dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Il modello si è ormai stabilizzato, soprattutto nelle grandi imprese e nella Pubblica amministrazione. Nelle piccole e medie imprese resta meno diffuso, ma comunque presente in misura significativa.
Con quasi tre milioni e mezzo di persone che lavorano regolarmente fuori sede, è evidente che la gestione della sicurezza non può più essere affidata alla buona volontà o a prassi informali. L’informativa scritta sui rischi diventa così il documento cardine attraverso cui il datore di lavoro dimostra di aver adempiuto ai propri obblighi. Non averla, o non averla consegnata correttamente, espone a sanzioni che oggi hanno un peso reale e non più solo teorico.
