Una scoperta davvero straordinaria arriva dalla Puglia, dove orme fossili di tartarughe marine sono state individuate in una cava dismessa nei pressi di Bari. Si tratta di tracce risalenti a circa 100 milioni di anni fa, che raccontano qualcosa di sorprendente: comportamenti di schiusa collettiva di questi rettili marini, impressi nella roccia e arrivati fino a noi praticamente intatti. Una finestra sul passato che pochi avrebbero immaginato di trovare nel cuore del Sud Italia.
Il sito in questione è un vero e proprio tesoro icnologico, ovvero un luogo dove le tracce lasciate da organismi antichi si sono conservate nel tempo sotto forma di fossili. La superficie esaminata presenta una rete fittissima di impronte, attribuibili a esemplari neonati di tartarughe marine. Questo dettaglio è particolarmente significativo: non si tratta di tracce isolate o casuali, ma di un vero schema collettivo. I piccoli, appena usciti dalle uova, si muovevano insieme verso il mare, esattamente come fanno oggi le tartarughe in tantissime spiagge tropicali del mondo. Solo che questa scena si è svolta durante il Cretaceo superiore, un’epoca geologica in cui il pianeta aveva un aspetto radicalmente diverso da quello attuale.
Cosa ci dicono queste orme fossili sulla vita nel Cretaceo
Il ritrovamento delle orme fossili vicino Bari offre nuovi dati importanti sulla paleoecologia dei rettili marini in quel periodo. Sapere che già 100 milioni di anni fa le tartarughe marine adottavano strategie di schiusa collettiva significa che questo comportamento ha radici evolutive antichissime. Non è qualcosa che si è sviluppato in tempi recenti, ma una modalità di sopravvivenza consolidata da decine e decine di milioni di anni.
La cava dismessa dove è avvenuta la scoperta si trova in un’area che, durante il Cretaceo, era probabilmente una zona costiera o una spiaggia primitiva. Le condizioni geologiche particolari della Puglia hanno permesso a queste tracce di conservarsi in modo eccezionale, cosa tutt’altro che scontata quando si parla di impronte lasciate da animali così piccoli come i neonati di tartarughe marine. Il fatto che la rete di tracce sia così estesa suggerisce che il sito fosse un punto di nidificazione frequentato regolarmente, un po’ come le grandi spiagge dove ancora oggi migliaia di esemplari depongono le uova nello stesso periodo.
Un sito icnologico unico nel suo genere
Quello che rende questo ritrovamento particolarmente prezioso è la combinazione di fattori: la quantità di orme fossili presenti, la loro attribuzione a neonati e non ad adulti, e la localizzazione geografica. Trovare evidenze di questo tipo in Italia, e nello specifico nei pressi di Bari, aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione della distribuzione delle tartarughe marine nel Mediterraneo preistorico. La Puglia si conferma così un territorio di enorme interesse paleontologico, capace di restituire informazioni che altrove sarebbero andate perdute. Le orme fossili rinvenute rappresentano una delle testimonianze più antiche e meglio conservate di schiusa collettiva mai documentate, portando indietro nel tempo di circa 100 milioni di anni un comportamento che chiunque abbia visto un documentario sulle tartarughe marine conosce molto bene.
