I prezzi degli smartphone nel 2026 rischiano di salire in modo significativo, e la ragione va cercata in una crisi che sta investendo due componenti fondamentali di ogni dispositivo mobile: la RAM e lo storage. Un rapporto recente di Counterpoint Research Korea dipinge un quadro piuttosto preoccupante per l’intero settore, con conseguenze che si faranno sentire soprattutto su chi compra telefoni di fascia più bassa.
Non si tratta di una novità improvvisa. La pressione sui costi delle memorie è un fenomeno che si è andato intensificando nel tempo, ma ora sembra destinato a raggiungere un punto critico. La combinazione tra domanda crescente e difficoltà nella catena di fornitura sta spingendo verso l’alto i prezzi delle componenti, e questo inevitabilmente si riflette sul prodotto finale che arriva sugli scaffali. Il risultato? I rincari saranno praticamente impossibili da evitare.
I modelli entry level pagheranno il conto più salato
La parte più delicata di questa situazione riguarda i modelli entry level. Quando i costi di produzione aumentano, i dispositivi di fascia alta hanno margini di profitto sufficienti per assorbire almeno una parte del colpo. Ma gli smartphone più economici, quelli su cui milioni di persone fanno affidamento ogni giorno, lavorano già con margini ridottissimi. Qualsiasi aumento nel prezzo di RAM e storage si traduce quasi automaticamente in un ritocco al listino, oppure in un taglio delle specifiche tecniche per mantenere il prezzo invariato.
Secondo quanto emerge dal rapporto, le conseguenze per il mercato degli smartphone nel 2026 vengono definite addirittura catastrofiche. È una parola forte, certo, ma dà l’idea della portata del problema. Non si parla di qualche euro in più su un singolo modello, bensì di una tendenza globale che potrebbe ridefinire le fasce di prezzo a cui siamo abituati.
Uno scenario difficile da aggirare
Il punto è che la crisi globale dei prezzi di RAM e storage non mostra segni di rallentamento. Anzi, il trend continua a intensificarsi, e chi produce smartphone si trova stretto tra due fuochi: assorbire i costi extra e ridurre i propri guadagni, oppure scaricarli sui consumatori. La seconda opzione è quella che storicamente tende a prevalere, soprattutto quando la pressione è diffusa su tutta la filiera e nessun produttore riesce a negoziare condizioni migliori rispetto alla concorrenza.
