La sclerosi multipla è una malattia che per decenni è stata associata quasi esclusivamente al deterioramento della cosiddetta “cablatura interna” del cervello, ovvero la mielina che riveste le fibre nervose e permette ai segnali elettrici di viaggiare in modo efficiente. Eppure due nuovi studi hanno appena ribaltato parte di questa narrazione, rivelando che la malattia uccide anche i neuroni attraverso un meccanismo finora completamente sconosciuto: un danno al DNA che le cellule non riescono in alcun modo a riparare.
È una di quelle notizie che nella comunità scientifica fanno rumore. Chi studia la sclerosi multipla sa bene che la perdita di mielina è il problema più visibile e meglio documentato. Quando quella guaina protettiva si deteriora, i nervi rallentano, i segnali si perdono, e compaiono i sintomi che milioni di pazienti nel mondo conoscono fin troppo bene. Ma il fatto che alcune cellule cerebrali vengano eliminate direttamente, non come conseguenza della demielinizzazione ma per un processo autonomo legato a danni irreparabili nel loro materiale genetico, apre un capitolo del tutto nuovo.
Un meccanismo nascosto dietro la morte dei neuroni
Quello che emerge da queste due ricerche è che nella sclerosi multipla non tutto il danno passa dalla mielina. Esistono neuroni che subiscono un accumulo di danni al DNA talmente grave da attivare una sorta di autodistruzione cellulare. Il punto critico sta nella parola “incontrollabile”: non si tratta di danni che la cellula potrebbe teoricamente gestire e riparare, ma di un livello di compromissione tale da rendere impossibile qualsiasi recupero. La cellula, a quel punto, viene eliminata.
Questa scoperta sulla sclerosi multipla è significativa perché per anni la ricerca si è concentrata quasi interamente su come proteggere o ripristinare la mielina. Strategie terapeutiche, farmaci, trial clinici: tutto ruotava attorno a quel rivestimento nervoso. Sapere che esiste un secondo fronte, un meccanismo parallelo che colpisce direttamente i neuroni attraverso il danno genetico, significa che le future terapie potrebbero dover affrontare la malattia su più livelli contemporaneamente.
Cosa potrebbe significare per la ricerca futura
Il fatto che i neuroni nella sclerosi multipla possano morire per cause legate al danno al DNA e non solo per la perdita di mielina suggerisce che una parte della progressione della malattia potrebbe sfuggire ai trattamenti attuali. Se un neurone viene distrutto non perché ha perso il suo rivestimento protettivo, ma perché il suo stesso codice genetico è stato compromesso in modo irreversibile, allora servono approcci terapeutici che tengano conto anche di questo processo.
Le due ricerche rappresentano quello che viene definito un breakthrough, una svolta nella comprensione della sclerosi multipla. La scoperta non cancella ovviamente decenni di studi sulla demielinizzazione, ma aggiunge un tassello fondamentale al puzzle. Il danno alla mielina resta centrale, ma ora sappiamo che non è l’unico meccanismo attraverso cui la malattia distrugge il tessuto cerebrale. I neuroni possono essere colpiti anche attraverso una via completamente diversa, legata all’integrità del loro DNA, e questo cambia la prospettiva su come affrontare la patologia dal punto di vista farmacologico e clinico. La sclerosi multipla colpisce la “cablatura” del cervello, questo resta vero. Ma ora è chiaro che fa anche qualcos’altro, qualcosa che fino a poco tempo fa nessuno aveva documentato con questa chiarezza.
