Il modo in cui le persone cercano informazioni in Italia sta attraversando una trasformazione profonda, e il protagonista di questo cambiamento è proprio l’intelligenza artificiale. Non si tratta di una tendenza futura o di qualcosa che sta per accadere: è già realtà. Strumenti come ChatGPT, Gemini e Perplexity hanno di fatto ridisegnato le abitudini di ricerca dei consumatori italiani, che sempre più spesso preferiscono rivolgersi a un chatbot piuttosto che digitare una query su un motore di ricerca tradizionale.
Il punto è semplice, quasi banale nella sua logica: l’intelligenza artificiale non restituisce una lista di link da esplorare uno per uno. Offre invece una risposta diretta, spesso articolata, con la quale è possibile anche interagire e approfondire. Questo meccanismo, molto più comodo e immediato, finisce per orientare in modo significativo le decisioni di acquisto. Che si tratti di scegliere un prodotto, una destinazione di viaggio o un servizio, il chatbot diventa una sorta di consulente personale sempre disponibile.
Wikipedia domina le fonti utilizzate dall’AI, e non tutti i settori sono pronti
Una fotografia molto chiara di questo fenomeno arriva dall’analisi condotta da Geosnap, che ha esaminato oltre 113.000 risposte generate dall’intelligenza artificiale coinvolgendo circa 1.500 brand. I risultati sono piuttosto eloquenti, e per certi versi sorprendenti. Le AI costruiscono le proprie risposte attingendo da un numero ristretto di fonti, e tra queste spicca in maniera netta Wikipedia, che da sola copre quasi la metà delle citazioni totali. Questo significa che una singola enciclopedia online ha un peso enorme nel determinare cosa un chatbot dice di un marchio, di un prodotto o di un’azienda.
Qui emerge un problema che riguarda direttamente il tessuto economico italiano. I settori più tecnologici e quelli legati ai servizi digitali risultano già piuttosto attivi nel curare la propria presenza sulle piattaforme che alimentano l’intelligenza artificiale. Al contrario, comparti fondamentali per l’economia nazionale come l’automotive e l’agroalimentare appaiono ancora indietro. Ed è un paradosso non da poco, perché sono proprio questi i settori in cui il consumatore finale tende a cercare maggiormente consiglio e orientamento prima di effettuare un acquisto.
Il posizionamento nell’AI diventa una priorità strategica per i brand
Angelo Bottone, CEO di Geosnap, ha sottolineato quanto sia ormai cruciale per le aziende monitorare il proprio posizionamento nelle AI. Il ragionamento è lineare: se sempre più persone preferiscono parlare con il proprio chatbot preferito invece di affidarsi alla classica ricerca su Google, allora ciò che l’intelligenza artificiale dice di un brand diventa determinante. Non basta più comparire nei primi risultati di un motore di ricerca. Bisogna capire come e con quali informazioni i vari strumenti di AI descrivono un’azienda, un prodotto, un servizio.
Il dato sulle oltre 113.000 risposte analizzate restituisce un quadro in cui la partita si gioca su terreni nuovi, dove le regole del gioco non sono ancora chiare per tutti. E dove chi non presidia le fonti da cui l’intelligenza artificiale attinge rischia semplicemente di non esistere nelle risposte che milioni di italiani ricevono ogni giorno dai propri chatbot.
