La capsula Orion della Nasa ha fatto parlare di sé per un inconveniente decisamente poco glorioso ma potenzialmente molto serio: un guasto al bagno di bordo, avvenuto a poche ore dal lancio. La missione Artemis II, partita nella notte tra l’1 e il 2 aprile con quattro astronauti diretti verso la Luna, ha dovuto fare i conti con un malfunzionamento del cosiddetto Universal Waste Management System, ovvero la toilette spaziale. È stata l’astronauta Christina Koch a segnalare al centro di controllo di Houston un problema alla ventola del sistema, e per fortuna il team a terra è riuscito a ripristinare tutto in tempi brevi. Ma dietro quello che può sembrare un banale contrattempo domestico si nasconde una questione molto più delicata di quanto si potrebbe pensare.
Come funziona il bagno a bordo di Orion
La capsula Orion offre un volume abitabile di oltre 9 metri cubi, più generoso rispetto ai circa 6 delle vecchie Apollo. In un vano separato, accessibile attraverso il pavimento, si trova la toilette. Il sistema è composto da due elementi principali: un lungo tubo di plastica dedicato all’urina, che viene aspirata e un paio di volte al giorno espulsa direttamente nello Spazio, e una sorta di water pensato per i rifiuti solidi.
Questi ultimi vengono raccolti grazie a un meccanismo di aspirazione che simula l’effetto della gravità, finendo in un sacchetto che si chiude e si comprime fino a entrare in un contenitore apposito. Quel contenitore viene sostituito più volte nel corso della missione e alla fine riportato sulla Terra. Come ha raccontato l’astronauta dell’agenzia spaziale canadese Jeremy Hansen: “Siamo fortunati, come equipaggio, ad avere una toilette su questa minuscola navicella spaziale: l’unico posto, durante la missione, in cui possiamo davvero sentirci soli per un momento”.
Non è la prima volta che succede e le conseguenze possono essere gravi
Il guasto al bagno della capsula Orion non rappresenta un caso isolato nella storia dei voli spaziali. Uno degli episodi più noti risale a novembre 2019, quando a bordo della Stazione spaziale internazionale entrambi i bagni si ruppero contemporaneamente. Gli astronauti furono costretti a ricorrere ai dispositivi di raccolta urine, simili a pannoloni, normalmente usati solo durante le passeggiate spaziali. Una soluzione di emergenza tutt’altro che confortevole.
Ma al di là del disagio pratico, un guasto al bagno nello Spazio può trasformarsi in qualcosa di molto più preoccupante. Senza gravità, se i sistemi di aspirazione smettono di funzionare, i rifiuti, sia liquidi che solidi, rischiano di disperdersi liberamente nella cabina. Questo aumenta enormemente il pericolo di contaminazione ambientale e di infezioni per tutto l’equipaggio. Un precedente celebre riguarda la missione Apollo 10, passata alla storia anche per una conversazione piuttosto surreale tra gli astronauti: “E quello da dove viene? Dammi un fazzoletto, veloce. C’è un escremento che galleggia in aria”.
C’è poi un altro aspetto che rende il funzionamento della toilette spaziale ancora più critico. L’urina raccolta viene trattata attraverso sistemi dedicati e trasformata in acqua potabile. Se il bagno non funziona correttamente, viene meno una parte sostanziale della produzione di acqua a bordo, una risorsa evidentemente vitale durante qualsiasi missione spaziale, tanto più in un viaggio verso la Luna come quello di Artemis II.
