Esiste davvero un legame tra il prezzo del petrolio e quello di Bitcoin? Secondo una ricerca appena pubblicata dal reparto analisi di Binance, la risposta è no. Lo studio, intitolato “The Impact Mechanism of Oil Prices on Bitcoin”, si basa su dieci anni di dati raccolti tra il 2016 e il 2026, e prova a fare chiarezza su una questione che da tempo divide analisti e investitori. Il punto centrale è piuttosto netto: nel mercato attuale, dove il capitale istituzionale la fa da padrone, il petrolio non rappresenta un fattore di rischio determinante per Bitcoin.
La ricerca ha usato come banco di prova la crisi dello Stretto di Hormuz, trattandola come una sorta di esperimento naturale. Uno scenario geopolitico reale, con conseguenze concrete sui mercati energetici, utile per verificare quanto effettivamente il prezzo del greggio influenzi il comportamento di Bitcoin. E il verdetto è abbastanza eloquente.
I rendimenti sono statisticamente indipendenti
Entrando nel merito dei numeri, i rendimenti di Bitcoin e del petrolio greggio risultano statisticamente indipendenti. Questo significa che, nella stragrande maggioranza del periodo analizzato, non c’è alcun legame significativo tra i movimenti dei due asset. L’unica finestra temporale in cui si è registrata una correlazione rilevante va dal 2020 al 2022, una fase molto particolare segnata dall’espansione monetaria globale. In quel contesto, praticamente tutti gli asset rischiosi si muovevano in sincrono, e quindi la correlazione era più un effetto collaterale delle politiche monetarie che un segnale di dipendenza strutturale. Fuori da quella parentesi, la correlazione tra Bitcoin e petrolio torna a zero.
La crisi dello Stretto di Hormuz ha offerto un test perfetto per questa tesi. Tra il 23 febbraio e il 18 marzo, il petrolio di qualità Brent ha registrato un’impennata superiore al 46%, causata da interruzioni dell’offerta. Nello stesso arco di tempo, Bitcoin ha guadagnato il 15%, facendo decisamente meglio sia del Nasdaq (che ha chiuso con un modesto +1%) sia dell’oro, che addirittura ha perso il 3%.
Tre fasi distinte nel comportamento di Bitcoin
Quello che rende particolarmente interessante l’analisi è il modo in cui Bitcoin ha reagito alla crisi energetica. Il comportamento si è articolato in tre fasi ben distinte: una fase iniziale di calo, poi un momento di assorbimento dello shock, e infine un rialzo autonomo che ha portato il prezzo da circa 59.000 a oltre 67.000 euro. Tutto questo mentre il petrolio continuava la propria corsa al rialzo.
Il fatto che Bitcoin abbia seguito una traiettoria propria, scollegata dall’andamento del greggio, rafforza la tesi centrale dello studio di Binance. Il mercato crypto di oggi ha una struttura diversa rispetto a qualche anno fa. La presenza massiccia di investitori istituzionali ha cambiato le dinamiche, e Bitcoin sembra rispondere a logiche interne e a flussi di capitale che poco hanno a che fare con le oscillazioni delle materie prime energetiche. Resta il dato di fatto che, in un contesto di forte stress geopolitico ed energetico, Bitcoin ha sovraperformato sia il mercato azionario tecnologico sia il bene rifugio per eccellenza, l’oro. Un comportamento che difficilmente si spiega se si continua a considerare il petrolio come una variabile rilevante per le criptovalute.
